
UNA SETTIMANA DI CAPOLAVORI RUSSI
Mentre la Scala si trasferisce per quindici giorni a Tel Aviv con Aida e Messa da Requiem di Verdi, il Bol’šoj trova casa alla Scala.
Per una settimana, dal 13 al 17 luglio,
gli artisti del teatro di Mosca hanno il palcoscenico del Piermarini a loro disposizione per allestire un’opera simbolo e offrire una serata sinfonica del più grande repertorio russo.
Il titolo scelto è il sublime Evgenij Onegin di ?ajkovskij, nella regia di Dmitri Tcherniakov (13, 14, 16, 17 luglio); il programma di pezzi sinfonici è diviso fra Musorgskij e Šostakovic, anch’esso sotto la bacchetta di Aleksander Vedernikov, direttore musicale del Teatro Bol’soj.
Lo spettacolo è in prima italiana e rappresenta, per il Bol’soj, una reinterpretazione alta e consapevole della sua storia. Tcherniakov è uno dei registi di maggior talento della giovane generazione russa: il pubblico della Scala lo ha applaudito per Il giocatore di Prokof’ev, andato in scena un anno fa sotto la direzione di Daniel Barenboim; i critici italiani lo hanno segnalato con il Premio Abbiati per lo stesso spettacolo.
La Scala e il Bol’šoj dialogano e si scambiano esperienze ormai da più di quarant’anni. La prima tournée della Scala a Mosca risale al 1964, con Gianandrea Gavazzeni, Herbert von Karajan e Nino Sanzogno. Nel 1973 e 1974 avvenne un doppio scambio, che si replicò nel 1989. Le ultime visite della Scala al Bol’šoj risalgono al 2001, 2002 e 2004.
Stagione d’Opera e Balletto 2008~2009
Ospitalità del Teatro Bol’šoj di Mosca
13, 14, 16, 17 luglio 2009
EVGENIJ ONEGIN
Scene liriche in tre atti e sette quadri
Musica di PËTR IL’I? ?AJKOVSKIJ
Libretto di Pëtr Il’i? ?ajkovskij e di Konstantin Šilovskij
dall’omonimo romanzo in versi di Aleksandr Sergeevi? Puškin
Nuovo allestimento
Produzione del Teatro Bol’šoj di Mosca
Nell’ambito del Protocollo di scambio tra il Teatro Bol’šoj e il Teatro alla Scala
Direttore ALEXANDER VEDERNIKOV
Regia e scene DMITRI TCHERNIAKOV
Costumi MARIYA DANILOVA
Luci GLEB FILSHTINSKY
Personaggi e interpreti principali
Larina Makvala Kasrascvili / Irina Rubtsova
Tat’jana Tatiana Monogarova / Ekaterina Scerbacenko
Ol’ga Margarita Mamsirova / Svetlana Scilova
Njanja Filipp’evna Emma Sarkisjan / Irina Udalova
Evgenij Onegin Vassilij Ladiuk / Viaceslav Sulimskij
Vladimir Lenskij Andrej Dunaev / Andrew Goodwin / Roman Sculakov
Principe Gremin Mihail Kazakov / Anatolij Kocerga / Aleksandr Naumenko
ORCHESTRA E CORO DEL TEATRO BOL’ŠOJ
Lunedì 13 luglio 2009 ore 20 ~ prima rappresentazione
Martedì 14 luglio 2009 ore 20 ~ fuori abbonamento
Giovedì 16 luglio 2009 ore 20 ~ fuori abbonamento
Venerdì 17 luglio 2009 ore 20 ~ fuori abbonamento
Prezzi: da 187 a 10 euro
Infotel 02 72 00 37 44
www.teatroallascala.org
Martedì 14 luglio l’opera verrà trasmessa in diretta stereofonica da Rai Radio Tre.
L’OPERA IN BREVE
di Emilio Sala
dal programma di sala del Teatro alla Scala
Grazie alla ricca corrispondenza ?ajkovskiana, possiamo seguire passo dopo passo la gestazione di Evgenij Onegin, un soggetto che venne accolto dal compositore quasi casualmente, per un suggerimento della cantante Elizaveta Lavrovskaja.
Dopo un primo momento di perplessità, ?ajkovskij divorò il romanzo in versi di Puškin e decise di trasformarlo in una serie di “scene liriche”. Egli si dichiara a più riprese posseduto da tale opera e dall’immagine di Tat’jana. La mancanza di grandi effetti spettacolari non solo non sembra spaventarlo, ma diventa una precisa scelta di poetica su cui vale la pena di soffermarsi. Nel dicembre 1877, ?ajkovskij spiega a Karl Albrecht, ispettore della musica dei teatri imperiali, le sue esigenze per la rappresentazione dell’opera.
Per prima cosa, egli non vuole cantanti vocalmente iperdotati, ma ben preparati e dunque bene “in parte”; seconda cosa, cantanti-attori che sappiano recitare semplicemente, senza enfasi, ma bene; terzo, una messinscena senza lusso ma che corrisponda rigorosamente all’epoca in cui si svolge la vicenda: gli anni Venti dell’Ottocento; quarto, «i cori non devono essere un gregge di pecore come avviene sulle scene imperiali, ma esseri umani che prendono parte all’azione»; quinto, il direttore non dovrà essere «né una macchina, né un musicista alla Napravnik [direttore d’orchestra del Mariinskij di San Pietroburgo], il cui solo cruccio è che si esegua un Do e non un Do diesis». E conclude con un’affermazione rivelatrice che ci consente di penetrare la natura profonda dell’opera: «Per nulla al mondo consegnerei Onegin ai direttori dei teatri imperiali di San Pietroburgo e di Mosca. Se non potrò farlo rappresentare al Conservatorio, allora non lo darò da nessuna parte». Certo, dopo l’esordio al Conservatorio, Onegin entrò nel repertorio tanto del Mariinskij di Pietroburgo (più volte diretto dallo stesso Napravnik) quanto del Bol’šoj di Mosca, ma la dimensione intimista e antispettacolare (e antimelodrammatica) dell’opera venne man mano riconosciuta come la vera anima di un capolavoro che si contrappone al modello del grand-opéra internazionale. Interessante notare come, per ?ajkovskij, quest’ultimo fosse alla fine degli anni Settanta dell’Ottocento incarnato dall’acclamatissima Aida verdiana. A chi lo metteva in guardia dalla natura troppo poco teatrale del suo lavoro, l’autore di Onegin rispondeva: «Ma a che servono questi effetti? [...] io vorrei lavorare su opere in cui vi siano creature simili a me, che provano emozioni da me provate, a me comprensibili. Non so quello che può aver provato una principessa egizia, o un faraone, o qualche nubiano infuriato». E ribadendo questa estetica dell’intimismo e della semplicità in opposizione al kolossal “grandopéristico”, egli dichiara di aver «bisogno di soggetti in cui non vi siano imperatori, imperatrici, sommosse popolari, battaglie o marce, e di tutti quegli attributi che compongono il grand-opéra». Non a caso il luogo più amato e celebrato dell’intera opera è la meravigliosa “scena della lettera”, che si svolge tutta nel mondo interiore di Tat’jana. In un tempo tutto psicologico e sospeso. A proposito di Tat’jana, va detto che, diversamente da quanto accade in Puškin, è soprattutto la sua figura che campeggia nell’opera di ?ajkovskij. Quest’ultima si apre con un Preludio monotematico tutto incentrato su quello che diventerà il “motivo di Tat’jana” – un motivo discendente e malinconicamente cromatico che ritorna costantemente nella prima parte dell’opera. Dopo la metamorfosi (reale o apparente?) di Tat’jana in seguito al duello e all’assurda morte di Lenskij, cui succederà il suo matrimonio col principe Gremin, ritroviamo tale motivo all’inizio della scena finale, quella dell’addio definitivo a Onegin: sotto la maschera della principessa disinvolta e altera batte ancora il cuore della ragazza innamorata («Torno l’adolescente che ero, / come se nulla mi avesse separato da lui»). Ma ogni possibilità di appagamento sentimentale sembra negato in un’opera che fa dell’amore un oggetto impossibile o perduto. L’ultimo grido di Tat’jana («Addio, per sempre!») sulla nota più acuta della sua tessitura (Si) è tanto una rinuncia quanto un autoriconoscimento: come sua madre, che nella prima scena dell’opera rievoca con la njanja (la vecchia nutrice di casa) il suo adolescenziale sacrificio d’amore, anche Tat’jana accetta di entrare nell’età adulta ascoltando la voce dell’abitudine, «questo dono di Dio» (come dicono a più riprese la madre e la njanja) grazie al quale tutto il resto diventa nostalgia. L’opera di ?ajkovskij, a differenza del romanzo di Puškin, dovrebbe intitolarsi Tat’jana.
IL SOGGETTO
a cura di Dmitri Tcherniakov
dal programma di sala del Teatro alla Scala
Quadro I
Signora Larina; Le sue figlie: Tat’jana, Ol’ga; Nutrice; Vladimir Lenskij; Evgenij Onegin; Vicini; Ospiti.
La dimora dei Larin.
Lenskij, un vicino dei Larin e fidanzato di Ol’ga, presenta inaspettatamente l’amico Onegin, giunto di recente dalla capitale. Lo sconosciuto ospite causa subbuglio nella routine quotidiana: nessuno nasconde il suo interesse per lui. Onegin ha dei dubbi sulla saggezza della scelta dell’amico. L’incontro con Onegin ha impressionato profondamente Tat’jana.
Quadro II
Tat’jana; Nutrice.
Notte.
Avvertendo l’agitazione di Tat’jana, la nutrice cerca di distrarla e di calmarla. Rimasta sola, Tat’jana scrive una lettera a Onegin. Per lei è l’uomo della sua vita. All’alba, Tat’jana chiede alla nutrice di consegnare la lettera a Onegin.
Quadro III
Tat’jana; Evgenij Onegin.
Giorno.
Tat’jana attende con ansia una risposta alla sua dichiarazione d’amore. Giunge Onegin. È toccato dalla sincerità di Tat’jana, ma non può ricambiarne i sentimenti.
Quadro IV
Signora Larina; Tat’jana; Ol’ga; Vladimir Lenskij; Evgenij Onegin; Nutrice; Zareckij.
Compleanno di Tat’jana.
Lenskij ha convinto Onegin a far visita ai Larin. Ma tutto irrita Onegin. Deciso a punire Lenskij per averlo portato lì, egli corteggia ostentatamente Ol’ga. La pronta risposta di Ol’ga alle avances di Onegin affligge Lenskij. Si accende una discussione tra i due uomini e Lenskij sfida Onegin a duello.
Quadro V
Vladimir Lenskij; Evgenij Onegin; Zareckij; Guillot.
Mattino.
Lenskij attende Onegin. Con dolore e angoscia medita sulla sua vita. Onegin, che giunge in ritardo, è riluttante a portare il duello alle estreme conseguenze. Entrambi sentono dentro di sé di avere agito impulsivamente. Ma è troppo tardi, non si torna indietro. Parte un colpo, Lenskij è ferito a morte.
Quadro VI
Evgenij Onegin; Tat’jana; Principe Gremin; Ospiti.
Alcuni anni dopo.
Dopo una lunga assenza, Onegin è tornato a vivere nella capitale e incontra Tat’jana. Ella è sposata, e ora l’alta società della capitale ruota intorno a lei. La trasformazione di Tat’jana e la circostanza che ora ella è irraggiungibile suscitano una folle passione in Onegin.
Quadro VII
Tat’jana; Evgenij Onegin.
Onegin riesce a ottenere un incontro con Tat’jana. Le sue parole tradiscono pentimento e rimpianto. Pretendendo che la sua passione sia corrisposta, estorce a Tat’jana la confessione che anche lei lo ama. Ma alla fine ella decide di restare col marito. Onegin è sconvolto.
IL SOGGETTO
a cura di Emilio Sala
dal programma di sala del Teatro alla Scala
Atto primo
Giardino nella tenuta dei Larin.
La ricca vedova Larin aiutata dalla njanja Filipp’evna, la vecchia nutrice di casa, prepara marmellate e rievoca i tempi della giovinezza. Contemporaneamente si sentono le voci delle sue figlie Ol’ga e Tat’jana che cantano dentro la dimora. Sopraggiunge un gruppo di contadini a festeggiare la fine del raccolto.
Attratte dai canti e danze popolari, Tat’jana e Ol’ga escono di casa. La prima ha un libro in mano ed è immersa nei suoi sogni malinconici; la seconda, sorridente e spensierata, dichiara tutta la sua voglia di vivere. Escono i contadini ed entra il poeta Lenskij, fidanzato di Ol’ga, in compagnia di un suo amico giunto da Pietroburgo: Evgenij Onegin. Mentre Lenskij esprime in modo appassionato il suo amore per Ol’ga, Tat’jana appare turbata e colpita da Onegin. È l’ora di cena e tutti si dirigono verso casa.
Camera di Tat’jana.
Prima di andare a letto, Tat’jana chiede alla njanja di raccontarle del suo matrimonio; poi le confessa di essere innamorata. Rimasta sola, scrive a Onegin una lunga lettera d’amore in cui mette in gioco tutta se stessa. È ormai l’alba. La njanja, giunta per svegliarla, riceve da Tat’jana la lettera da far recapitare a Onegin.
Un angolo del giardino dei Larin.
Sullo sfondo di un coro di contadine entra Tat’jana in preda all’ansia e all’agitazione. Poi viene raggiunta finalmente da Onegin che si rivolge a lei con calma e quasi con freddezza: il matrimonio e la vita familiare non fanno per lui. Mentre in lontananza si sente ancora il coro di contadine, Onegin offre il braccio a Tat’jana che esce di scena umiliata e silenziosa.
Atto secondo
Il salone in casa dei Larin.
È l’onomastico di Tat’jana e in casa Larin si festeggia con un ballo fastoso. La mondanità di provincia e i pettegolezzi sul suo conto irritano Onegin: per vendicarsi di Lenskij che l’aveva convinto a venire alla festa, egli incomincia a corteggiare Ol’ga. Di fronte alle proteste di Lenskij, Ol’ga gioca a ingelosire il fidanzato.
A questo punto, Monsieur Triquet, un vecchio precettore francese, canta alcuni couplets in onore di Tat’jana. Ma il ballo ricomincia e Onegin danza ancora una volta con Ol’ga. Lenskij, al colmo dell’esasperazione, sfida a duello l’amico.
Sulle sponde di un ruscello.
È l’alba. Lenskij sta aspettando il suo avversario in compagnia del testimone. Presagendo la morte imminente, egli rievoca la sua vita passata col pensiero sempre rivolto all’amata Ol’ga. Arriva Onegin accompagnato, invece che da un testimone, dal suo cameriere. I due rivali ripensano alla trascorsa amicizia ma non è più possibile evitare il duello. Dopo i quattro passi di rito, Onegin spara per primo. Lenskij cade colpito a morte.
Atto terzo
Sala in una ricca dimora di Pietroburgo.
Circa due anni dopo, nel salone di un palazzo pietroburghese, si sta svolgendo un’elegante festa da ballo. Anche Onegin è tra gli invitati, appartato e afflitto, appena tornato a Pietroburgo dopo una lunga assenza.
Fa il suo ingresso il principe Gremin con Tat’jana, che nel frattempo è diventata sua moglie. Onegin quasi non la riconosce nelle nuove vesti di elegante dama del bel mondo. Poi apprende dal principe, suo vecchio amico, del loro matrimonio e della felicità che l’arrivo di Tat’jana ha portato nella sua vita. Dopo un breve saluto al suo antico amore, Tat’jana chiede di ritirarsi. Onegin scopre di essere perdutamente innamorato di lei.
Salotto nel palazzo del principe Gremin.
Profondamente turbata, Tat’jana legge una lettera di Onegin. L’antica fiamma sembra ridestarsi in lei più viva che mai. Entra Onegin che si getta ai suoi piedi. Tat’jana gli ricorda il freddo rifiuto col quale egli aveva risposto alla sua lettera appassionata, ma non può nascondergli il suo sentimento. Onegin cerca allora di convincerla a fuggire, ma Tat’jana trova la forza di rinunciare a lui in nome della fedeltà al marito e gli dà un ultimo e definitivo addio.
ALEXANDER VEDERNIKOV
Nato a Mosca, in una famiglia di musicisti – il padre era un basso, solista del Teatro Bol’šoj di Mosca, e la madre docente al Conservatorio moscovita e organista –, nel 1988 si è diplomato presso lo stesso Conservatorio (classe di Leonid Nikolaev), dove nel 1990 ha completato anche gli studi di perfezionamento. Dal 1988 al 1990 ha lavorato al Teatro Musicale Stanislavskij – Nemirovi? Dan?enko. Dal 1988 al 1995 è stato Assistente del Direttore Principale nonché Secondo Direttore dell’Orchestra Sinfonica Bol’šoj di Gosteleradio, con la quale ha compiuto molte tournée nelle città russe e anche in Austria, Germania, Grecia, Turchia e Gran Bretagna. Dal 1995 al 2004 è stato fondatore, Direttore Artistico e Direttore Principale dell’Orchestra Sinfonica Filarmonica Russa. Come Direttore Ospite, si è esibito con prestigiose orchestre: Royal Philharmonic di Londra, Orchestre Filarmoniche di Tokyo, Londra e Bergen, BBC Scottish Symphony Orchestra, Royal Scottish National Orchestra, Staatskapelle di Dresda, Orchestra Nazionale della RAI di Torino, Orchestra Sinfonica Reale della Radio Danese, Orchestre Sinfoniche di Montreal, L’Aia, Budapest e Sydney, Orchestra del Teatro Colón di Buenos Aires.
È stato anche Primo Direttore Ospite dell’Orchestra Sinfonica di Groningen (Olanda). Dal 2003 è membro del team di direttori dell’Orchestra Nazionale Russa, con la quale è stato in tournée in Francia e negli Stati Uniti e, nel gennaio 2004, nel corso della tournée in nove città degli Stati Uniti, ha debuttato alla Carnegie Hall di New York e al Kennedy Center di Washington. Come Direttore Ospite ha lavorato in prestigiosi teatri d’opera: Teatro alla Scala, Regio di Torino, Comunale di Bologna, Fenice di Venezia, Opera di Roma, Covent Garden di Londra… Nell’aprile 2005, con una nuova produzione di Boris Godunov di Musorgskij (regista Francesca Zambello) ha debuttato all’Opéra-Bastille di Parigi.
Fra gli interpreti vocali e strumentali con cui ha lavorato: Lisa Leonskaya, Nikolai Lugansky, Mikhail Pletnev, Vadim Repin, Yuri Bashmet, Natalia Gutman, Mstislav Rostropovi?, Yelena Obraztsova, Sergei Leiferkus, Galina Gorchakova, Vladimir Chernov, Olga Borodina.
Nominato Direttore Musicale e Direttore Principale del Bol’šoj, vi ha diretto numerose produzioni: nel 2002, Adriana Lecouvreur di Cilea (prima esecuzione al Bol’šoj), Chovanš?ina di Musorgskij e Turandot di Puccini; nel 2003, Ruslan e Ljudmila di Glinka (versione originale d’autore); nel 2004, L’angelo di fuoco di Prokof’ev (prima esecuzione al Bol’šoj) e Der fliegende Holländer di Wagner (prima esecuzione russa della versione originale); nel 2004-05, Falstaff di Verdi e I figli di Rosenthal di Leonid Desjatnikov (prima mondiale, opera commissionata dal Bol’šoj); nel 2005-06, Guerra e pace e il balletto Cenerentola di Prokof’ev; nel 2006-07, Evgenij Onegin di ?ajkovskij e Boris Godunov (versione 1971); nel 2008, La leggenda della città invisibile di Kitež e della vergine Fevronija di Rimskij-Korsakov (co-produzione del Bol’šoj e del Lirico di Cagliari).
Fin dall’inizio della sua collaborazione col Bol’šoj, Vedernikov ha sviluppato un ricco programma di concerti sia nelle sua nuova sede sia nella Sala Grande del Conservatorio moscovita; nel 2005-06 ha preso il via un sistema stagionale di vendita congiunta di biglietti sia per il Bol’šoj sia per la Sala Grande del Conservatorio. Fra le composizioni dirette sotto l’egida del Bol’šoj: La damnation de Faust di Berlioz, il Requiem di Verdi, scene dalle opere di Wagner, composizioni di Richard Strauss, Alban Berg, Dmitrij Šostakovi?, Georgij Sviridov.
Molto ricca la sua produzione discografica: nel 2003, Joan and the Bells di Gordon Getty, Romeo e Giulietta (suite n. 2) di Prokof’ev, con l’Orchestra Nazionale Russa e i solisti Lisa Delan e Vladimir Chernov; nel 2004, Ruslan e Ludmila ‘live’ dal Bol’šoj, e suite da balletti russi (Romeo e Giulietta di Prokof’ev, Spartacus di Kha?turjan, Bolt di Šostakovi?), con l’Orchestra Nazionale Russa; nel 2006, brani scelti da opere russe, con Solisti, Coro e Orchestra del Bol’šoj, e Lo schiaccianoci, Orchestra e Coro di Voci Bianche del Bol’šoj.
Alla Scala ha diretto numerosi balletti: Lo schiaccianoci, Il lago dei cigni, La Bella addormentata nel bosco, Le nozze di Aurora, Romeo e Giulietta, La Sylphide, La bayadère, oltre a un concerto con Orchestra e Coro del Bol’šoj nel 2008.
DMITRI TCHERNIAKOV
Nato nel 1970 a Mosca, ha completato gli studi alla Accademia Russa d’Arte Teatrale nel 1993.
È stato regista di opere liriche e di pièce per i teatri di Mosca, San Pietroburgo, Vilnius, Novosibirsk, Kazan’, Omsk, Samara… Per quasi tutte le produzioni è stato anche scenografo e costumista, e ha creato scene e costumi anche per produzioni di altri registi (Der fliegende Holländer di Wagner alla Accademia Statale Teatrale dell’Opera e del Balletto di Perm’ nel 1993; Così fan tutte di Mozart al Festival di Ludwigsburg nel 1999). Importante nel 1998 la sua produzione in prima mondiale di Il giovane David di Vladimir Kobekin alla Accademia Statale Teatrale dell’Opera e del Balletto di Novosibirsk.
Nel 2000, il Teatro Mariinskij di San Pietroburgo lo ha invitato per una produzione di La città invisibile di Kitež e della vergine Fevronija di Rimskij-Korsakov, che nel 2002, al “Golden Mask Festival”, è stata giudicata la migliore produzione operistica del 2000-01, procurando al regista una nomination a una “Golden Mask” per la sua attività in campo operistico. Nel 2002-03 al Bol’šoj è stato regista di The Rake’s Progress di Stravinskij, che nel 2004 gli ha procurato un’altra “Golden Mask”, mentre la sua produzione di La double inconstance di Marivaux, per il Teatro Accademico della Gioventù “Globus” di Novosibirsk (2002), ha conquistato una “Golden Mask” quale migliore produzione drammatica del 2002-03. La sua recente attività in campo operistico include: Aida di Verdi (Novosibirsk, 2004) e Una vita per lo zar di Glinka (Mariinskij, 2004). La sua Aida ha ottenuto una “Golden Mask” quale migliore produzione operistica del 2003-04, mentre ha vinto personalmente una nomination per una “Golden Mask” per il suo lavoro di regista d’opera. Nel 2005 ha proseguito nella sua collaborazione col Mariinskij con una produzione di Tristan und Isolde di Wagner che ha vinto un premio speciale quale evento del 2004-05.
Nel 2005-06 ha prodotto Boris Godunov di Musorgskij per la Staatsoper di Berlino (direttore Daniel Barenboim). Nel 2006-07 ha inaugurato la stagione del Bol’šoj con una produzione di Evgenij Onegin di ?ajkovskij, che nel 2008 gli ha procurato una “Golden Mask”. Nel 2008 ha prodotto Il giocatore di Prokof’ev (coproduzione Staatsoper di Berlino e Teatro alla Scala, direttore Daniel Barenboim), spettacolo che gli è valso il Premio Abbiati; Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk di Šostakovi? per la Deutsche Oper am Rhein (direttore John Fiore), Macbeth di Verdi (coproduzione Teatro d’Opera e Balletto di Novosibirsk e Opéra National di Parigi, direttore Teodor Currentzis). Altri riconoscimenti: The International K.S. Prize, The Oleg Tabakov Foundation Prize, The Triumph Youth Prize.
MOSCA, IL BOL’ŠOJ, ONEGIN E LA TAVOLATA DELLE CONVENZIONI
di Dmitri Tcherniakov
dal programma di sala del Teatro alla Scala
Evgenij Onegin è un’opera veramente moscovita. Quasi tutte le altre grandi opere dell’Ottocento venivano scritte per essere rappresentate a San Pietroburgo e lì avvenivano le loro prime esecuzioni. Evgenij Onegin invece è stata creata per Mosca. Nonostante il fatto che sia stata pensata non per i grandi teatri d’opera imperiali (all’inizio venne rappresentata in un allestimento piccolo, quasi casalingo o studentesco), Evgenij Onegin è diventato per il Bol’šoj il principale titolo dell’opera russa. A differenza del grandioso, storico ed eterno Boris Godunov, Evgenij Onegin è sempre stata un’opera intima, privata, che accorcia le distanze, che parla un linguaggio umano. Era in uso, per molte generazioni di moscoviti, andare al Bol’šoj a sentire Evgenij Onegin; tutti i grandi cantanti e musicisti del Novecento erano legati a Evgenij Onegin e si è venuta a creare attorno a quest’opera una sorta di culto. Le guerre leggendarie tra le ammiratrici dei due grandi tenori, che negli anni Quaranta e Cinquanta interpretarono la parte di Lenskij, hanno raggiunto su questo titolo l’apice della loro incandescenza. Quest’opera è diventata per il Bol’šoj emblematica.
L’ultima edizione, precedente alla nostra, è stata creata per il Bol’šoj nel 1944. Si trattava dello spettacolo che fin dall’inizio conteneva in sé tutte le manifestazioni del culto. L’opera di ?ajkovskij si trasformava in una messa in scena grandiosa, che stupiva per lo sfarzo delle scenografie. È interessante immaginare l’effetto estetico che questi allestimenti hanno avuto sugli spettatori, sullo sfondo della guerra che continuava.
Quello spettacolo è sopravvissuto non solo alla guerra, ma anche ad alcune generazioni di artisti del Bol’šoj che dovevano senz’altro passare per la prova di Evgenij Onegin. Alla fine lo spettacolo più importante del Novecento è diventato proprio questo Evgenij Onegin, detentore del record assoluto, in scena per 60 anni.
La nostra edizione del 2006 è stata creata per sostituire il campione sessantenne e ancora, a livello di voci, ha creato nel pubblico moscovita tensioni. Non faceva parte dei miei piani il dialogo con un particolare status di quest’opera, né la negazione o i rapportii con il “culto” di Evgenij Onegin al Bol’šoj – questo non mi sembrava il mio compito. Evgenij Onegin veniva messo in scena di nuovo, come se iniziassimo da un foglio bianco, come un’opera del tutto nuova, priva di qualsiasi memoria storica. Prima dell’inizio delle prove sentivo una certa paura a incontrare i cantanti e il coro, che praticamente sono cresciuti nell’edizione storica dello spettacolo. Erano le nostre “Larine”, “le balie” – ex Tat’jane di diverse generazioni del Bol’šoj. Ora che tutto è finito e realizzato, posso dire che questo lavoro mi ha permesso di vivere momenti di autentica felicità.
Per me questo titolo è sempre stato importante. Quando avevo 12 anni, la prima opera che ho visto nella mia vita è stata Evgenij Onegin, allorché a Mosca, per un mese intero, arrivò in tournée il Teatro Kirov di San Pietroburgo, oggi chiamato Mariinskij. Evgenij Onegin era la loro messa in scena più recente e intorno ad essa c’era molto clamore. Era diretta da Temirkanov. Questa è stata la mia prima opera e il mio primo spettacolo al Bol’šoj. Ricordo che trovare i biglietti era impossibile, ma mia madre, non so per quale improbabile ragione, era stata premiata con due biglietti per uno spettacolo a scelta. Il fatto stesso di avere i biglietti per il teatro era ritenuto un’immensa fortuna per un impiegato sovietico. E noi fortunati, sentendoci degli eletti, ci siamo andati. Ripensando a tutto quello che mi è capitato negli ultimi 25 anni, con tante complicate coincidenze, questo fatto non mi sembra casuale. In primo luogo perché la mia vita è strettamente legata sia con il Teatro Mariinskij sia con il Bol’šoj.
Allora, per la prima volta all’opera, non potevo neanche immaginare che avrei avuto a che fare con tutto questo, e che alla fine sarei diventato regista in quello stesso teatro.
Non mi sembra corretto comparare continuamente l’opera con l’omonimo romanzo di Puškin, percependoli come una cosa unica; sono due entità molto diverse, e non bisogna trattare l’opera di ?ajkovskij come una vicenda di seconda categoria, come una composizione creata sulla base dell’opera sovrana, come se fosse un’illustrazione, una descrizione musicale.
L’opera è un lavoro indipendente, che si basa soltanto sulla storia di Puškin e che ha un proprio sistema di coordinate. E, forse, il valore principale del romanzo di Puškin non è nella storia, nella trama, che, messa a nudo, è un romanzo sentimentale. Il suo valore non è nella soluzione drammatica diretta, ma
nelle digressioni, nei commenti a margine, nel come lui lo racconta, lo osserva, in tutto quello che accompagna questa storia: quante cose si possono raccontare della vita russa, di quei tempi, narrando quella storia di Onegin. Tutto questo naturalmente non c’è nell’opera di ?ajkovskij, ne è rimasta soltanto la trama, ma ?ajkovskij le dona delle emozioni totalmente diverse. E diversi sono anche gli eroi.
Tutti sanno che il personaggio principale dell’opera non è Onegin ma Tat’jana. Lei è l’eroina di ?ajkovskij. È evidente che Pëtr Il’i? condivide i suoi sentimenti più di quelli di chiunque altro: lei è messa al centro della composizione. Probabilmente per ?ajkovskij è il personaggio femminile che all’improvviso tenta di rompere una certa convenzione, compromettendola rovinosamente, distruggendo tutto, cercando di volare da qualche parte, di andarsene, di lasciare ogni cosa, posseduta da una passione, senza guardare indietro, senza preoccuparsi dei pericoli.
In tutto ciò c’è un atteggiamento costante. Un atteggiamento presente in molte sue opere.
Nataša in Opri?nik lascia la casa all’improvviso, compiendo un gesto pericoloso e impensabile per una donna di quel tempo. Mar’ija in Mazepa fugge, compromettendo con quel gesto la sicurezza della famiglia per una follia d’amore. Giovanna in La pulzella d’Orleans è posseduta da un’esaltazione che la costringe in un attimo a rinunciare e a rinnegare tutto quello che faceva parte della sua vita. Nessuna di esse accetta di rimanere nelle circostanze alle quali era stata destinata. Compiono un gesto più ampio, un passo più decisivo. Sovente questo finisce in una grande tragedia e persino con la morte. Ma nel passo stesso c’è l’incredibile bellezza del gesto. Certamente questa è una dimensione molto ?ajkovskiana. Un tema importante per Tat’jana. Questo non c’è nel romanzo di Puškin; è nell’opera.
Il mondo scenico del nostro Evgenij Onegin è ermetico. Non prevede nessun ambiente esterno, nessuna concretezza storica, nessun segno dei tempi o la presenza di una grande vita che si svolge all’esterno. La nostra storia è chiusa all’interno della grande sala, permettendo solo alla natura, e non alla società, di interferire dall’esterno. L’interno della sala può anche cambiare con il passare del tempo e il succedersi degli eventi, esistere come un’altra sala in un altro luogo. Ma in tutti i casi noi troviamo un enorme tavolo con persone sedute intorno. Tutti rappresentano una certa comunità, un trionfo della convenzione, della norma e della stabilità.
Raccontando loro noi vediamo Tat’jana in modo più acuto, non mettendola al tavolo, ma facendola soffrire nel tentativo di correggersi, cercando in tutti i modi di andarsene, di nascondersi, di chiudersi in se stessa. La sua vera, grandiosa manifestazione – la scena della lettera – richiede solitudine e intimità. Qui, realizzando se stessa, si svela in tutto il suo fervore e in tutta la sua esaltazione, che di per sé non sono compatibili con la realtà. In seguito, durante la spiegazione con il vero Onegin, il livello di aspettativa e lo slancio visionario di quella notte risulteranno terribilmente lontani da quanto avviene realmente, costringendo Tat’jana a chiudersi ancora di più, a esistere in modo quasi “autistico”, temendo lo scontro con il mondo esterno. Troverà la via d’uscita da questa situazione dopo parecchi anni, quando, grazie all’aiuto del marito, riuscirà a realizzarsi, forse anche ad adattarsi a questa vita. E in questa vita raggiungerà grandi successi, diventerà una persona completamente diversa. Ma per quella Tat’jana, quella vera, che ora resta nascosta nel profondo, la sua nuova vita è in un certo senso una resa forzata, un obbligo di sedersi con tutti gli altri proprio attorno al quel tavolo.
(Traduzione dal russo di Anna Esterovich)
Mercoledì 15 luglio 2009 ~ ore 20
Nell’ambito del protocollo di scambio tra il Teatro Bol’šoj e il Teatro alla Scala
ORCHESTRA E CORO DEL TEATRO BOL’ŠOJ
Direttore
ALEXANDER VEDERNIKOV
Modest Musorgskij
Una notte sul Monte Calvo
(rielaborazione di Nikolaj Rimskij-Korsakov)
Edipo ad Atene
(rielaborazione di Nikolaj Rimskij-Korsakov)
per coro e orchestra
La disfatta di Sennacherib
(rielaborazione di Nikolaj Rimskij-Korsakov)
per coro e orchestra
Jesus Navin
(rielaborazione di Nikolaj Rimskij-Korsakov)
per soli, coro e orchestra
Margarita Mamsirova, mezzosoprano
Andrej Valentij, basso
Dmitrij Šostakovi?
Sinfonia n. 10 in mi min. op. 93
Maestro del Coro
Valery Borisov
Prezzi: da 66 a 5 euro
Infotel 02 72 00 37 44
www.teatroallascala.org

























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