Di Carlo Goldoni – musiche di Nino Rota
TEATRO DI ROMA
Teatro Argentina dal 9 al 21 febbraio
Teatro Bonci Cesena dal 4 al 7 marzo
Teatro Stabile del Veneto – Teatro Stabile di Catania
Fondazione Antonveneta
con il sostegno produttivo de La Biennale di Venezia
dattamento Luca De Fusco e Antonio Di Pofi
regia Luca De Fusco
con Eros Pagni,
e Gaia Aprea, Anita Bartolucci, Alberto Fasoli, Piergiorgio Fasolo,
Max Malatesta, Giovanna Mangiù, Alvia Reale, Paolo Serra, Enzo Turrin
scene Antonio Fiorentino – costumi Maurizio Millenotti – coreografie Alessandra Panzavolta
Dal 9 al 21 febbraio al Teatro Argentina arriva “L’ Impresario delle Smirne” di Carlo Goldoni per la regia di Luca De Fusco.
“L’impresario delle Smirne” è una commedia gustosa, geniale,esilarante, una precoce sperimentazione metateatrale in cui Goldoni si diverte a fare il verso al tic, alle smanie , alla futilità dei poeti e degli impresari d ‘”opera in musica”, un genere che egli conosceva bene per averlo frequentato come librettista. Il piacevolissimo testo è al centro di un progetto che Luca De Fusco desiderava affrontare da tempo, mettendo in una dimensione di “teatro musicale “ una realtà artistica che sempre più tende a valicare i confini di genere. Così racconta Luca de Fusco la nascita dello spettacolo: “Durante la tournée de La famiglia dell’antiquario al Festival di Bogotà, Eros Pagni si ritrovò un pianoforte in camerino. Gli prese una gran voglia di cantare e iniziò ad intonare un’aria che mi sembrò uno dei famosi temi musicali della colonna sonora de Il padrino. Eros mi raccontò che quella musica Nino Rota nel 1957 e poi successivamente riutilizzata per il film di Coppola. Da quella conversazione nacque l’idea di recuperare la partitura di Rota e allestire questo spettacolo che inizia proprio così, con Eros in un camerino immaginario che canticchia un’altra musica del compositore e accendendosi la sua vera pipa dà inizio allo spettacolo”. Continua De Fusco.”Con il musicista Antonio Di Pofi e con Alessandra Panzavolta, mio inseparabile alter-ego registico e coreografico, abbiamo subito pensato che un omaggio a Rota non poteva basarsi solo sulle musiche scritte dal maestro per l’Impresari, ma doveva inevitabilmente includere anche una parte del suo repertorio cinematografico: le colonne sonore de La strada, La dolce vita, Otto e mezzo. Ho allora immaginato di raccontare la storia di un gruppo di guitti del 1950, i quali ricevono l’invito di una tournée a Smirne. Abbandonando ogni ambientazione realistica, ho così raccontato la vicenda in palcoscenico, trasformando le camere d’albergo in camerini,, mostrando ludicamente le varie tecniche scenografiche e adottando un unico colore, quello teatrale per eccellenza: il rosso”. Le musiche neosettecentesche composte da Rota per Visconti sono tutte concentrate nel terzo atto, mentre sono condensate nel centro dello spettacolo le citazioni settecentesche, raccontando l’esile vicenda (in cui il testo goldoniano viene sostanzialmente rispettato), come una sorta di gioco teatrale in cui la compagnia si racconta. Conclude il regista: “ Personalmente ho messo nello spettacolo il mio grande amore per Fellini e mi sono divertito ad inventare numeri teatrali sospesi tra l’avanspettacolo e il surreale, tra il gioco e l’astrazione”.

























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