I RISTORANTI D’ITALIA DE L’ESPRESSO 2010
32a edizione
La novità dell’anno è la Guida su iPhone.
Sono 15 i ristoranti con “tre cappelli”.
Al vertice, con 19,5/20 si confermano Vissani, le Calandre e La Francescana.
Al primo posto fra le regioni la Lombardia, seguita da Piemonte e Campania, in costante crescita.
Nel 2009, “annus horribilis” per la ristorazione, si afferma definitivamente la generazione dei cuochi che incarnano la “nuova cucina italiana”, la cui identità è riassunta nel decalogo della Guida de L’espresso.
Le dieci “raccomandazioni” di Stefano Bonilli.
Le Tavole della Birra
I panini d’autore
I premi
Il decalogo Per la “nuova cucina italiana”
La Guida su iPhone
La Guida Ristoranti d’Italia da quest’anno è anche in versione “mobile” su iPhone con la localizzazione (una mappa interattiva individua tutti i locali segnalati in Guida, con indicazione delle distanze dal punto in cui ci si trova e del percorso da effettuare per raggiungere il ristorante); la consultazione (con tutti i dati della versione cartacea e con la possibilità di selezionare i locali anche per prezzo e per voto); i preferiti (l’utente può memorizzare i ristoranti visitati). Il prodotto è scaricabile da iTunes e sarà in vendita dal 9 ottobre al prezzo di € 7,99.
I punteggi e i numeri
Sono 15 quest’anno i ristoranti che ottengono i “tre cappelli”, cioè un punteggio compreso fra 18/20 e 19,5/20, nessuna nuova entrata e uno in meno rispetto all’anno scorso, in conseguenza della chiusura del Gambero Rosso di Fulvio Pierangelini.
Al vertice, con 19,5/20, si confermano Vissani di Baschi, Le Calandre (famiglia Alajmo) di Rubano e La Francescana (Massimo Bottura) di Modena.
A 19/20 ancora l’Enoteca Pinchiorri di Firenze e La Pergola (Heinz Beck) del Rome Cavalieri di Roma.
Sale a 18,5/20 Villa Crespi (Antonino Cannavacciuolo) di Orta San Giulio, che così si affianca a Dal Pescatore (Santini) di Canneto sull’Oglio, Cracco di Milano, Combal.Zero (Scabin) di Rivoli Torinese.
Si confermano a 18/20 Il Canto della Certosa di Maggiano (Lopriore) di Siena, Uliassi di Senigallia, Duomo (Sultano) di Ragusa, Miramonti l’Altro (Piscini-Léveillé) di Concesio, Perbellini di Isola Rizza, Torre del Saracino (Esposito) di Vico Equense.
Sono poi 57 i ristoranti con “due cappelli”, cioè con punteggio compreso fra 16,5/20 e 17,5/20 e 227 quelli con “un cappello”, con punteggio fra 15/20 e 16/20.
Fra le regioni si conferma al primo posto la Lombardia, tuttavia molto statica e senza novità di rilievo, con 50 locali con almeno “un cappello”.
Seguono, entrambe in forte e costante crescita il Piemonte con 26 e la Campania con 23. Quindi l’Emilia Romagna, stabile; il Lazio, in calo; la Toscana e la Liguria, in calo. E poi, nell’ordine, il Veneto, l’Alto Adige, le Marche, la Sicilia (che ha rallentato la crescita dagli ultimi anni), la Puglia e l’Abruzzo e Molise, il Trentino e la Sardegna, l’Umbria, la Calabria, la Val d’Aosta e la Basilicata.
In totale, sono schedati quasi 2.900 ristoranti, di cui 2.500 sono recensiti, con oltre 400 nuovi ingressi; sono evidenziati con il “salvadanaio” i locali nei quasi si può mangiare correttamente spendendo non più di 30 euro; sono segnalate 150 enoTavole, cioè luoghi dove il vino “comanda” sul cibo.
Un capitolo a sé è dedicato alle “Tavole della Birra”, mentre per ogni regione è riportata la ricetta di un “panino d’autore” realizzato da un cuoco-top in collaborazione con Negroni.
Sono inoltre evidenziati nelle relative schede i ristoranti che Riso Gallo ha selezionato per la propria Guida ai “risotti eccellenti”.
La Guida contiene dieci recensioni anomale e senza voto, che si affiancano a quelle “regolamentari”: le ha scritte, scegliendo egli stesso i ristoranti, Stefano Bonilli, penna di riferimento della critica enogastronomica italiana, già direttore della Guida del Gambero Rosso.
Guardare oltre il 2010…
“Il 2009 sarà ricordato come annus horribilis anche dai ristoratori. E non è affatto detto che nel 2010 le cose cambieranno in meglio”, dice Enzo Vizzari, il direttore de Le Guide de L’espresso. “ Ed è condivisa la convinzione che nulla tornerà come prima: certi modelli e certe forme di ristorazione devono essere ripensati e adattati alla luce delle mutate condizioni, dei comportamenti e dei gusti del pubblico”, aggiunge Vizzari. “La domanda di qualità alta e costosa – sia per l’offerta gastronomica strettamente intesa, sia per tutto ciò che l’accompagna – si concentrerà verso un numero di locali ridotto rispetto al passato: le cattedrali del gusto e del lusso, quelle vere, continueranno a esistere ma per (relativamente) pochi, qualcuna chiuderà, molte dovranno cambiare formula. Anche la fascia medio-alta deve legittimare sul campo giorno per giorno le proprie ambizioni e pretese (prezzi) e le proprie prestazioni (qualità) nei confronti di un pubblico più attento nello spendere e più esigente nel distinguere il buono dal mediocre, l’autentico dal falso, l’originale dalla copia”, dice Vizzari. “Anche per la ristorazione, insomma, il 2010 si presenta come l’anno della resa dei conti e della svolta. All’insegna di poche certezze: la prima delle quali, banale banale, si riassume nell’imperativo di dare la miglior qualità possibile – in termini di cibo, di cantina, di servizio, di ambiente – al minor prezzo possibile”.
Ma come si mangia nei ristoranti italiani al tempo della crisi?
“In Italia oggi si può mangiare addirittura meglio di ieri nei locali buoni e ottimi, mentre si è accentuato il divario fra la fascia alta e quelle medio-bassa e bassa. Chi ha alle spalle capacità, esperienza, risorse umane ed economiche adeguate, non ha vita facile ma, moltiplicando l’impegno, mantiene la rotta; chi viceversa ha costruito anche apprezzabili imprese su fondamenta fragili o improvvisate, rischia di perdere il passo; chi, infine, ha sempre commisurato iniziative e obiettivi alle proprie effettive potenzialità stringe la cinghia ma procede sicuro per la propria strada”, sottolinea Vizzari.
“Non sono questi i tempi più propizi per l’esplosione di clamorose novità, né per l’affermazione di talenti emergenti, né per l’apertura di nuove frontiere “creative”. Anzi. Semmai sono i valori sicuri (leggi i cuochi) che si confermano, dimostrando la solidità delle loro doti, mentre pagano dazio orecchianti e improvvisatori. E non sorprende che, guardando alle tendenze e agli stili di cucina, si avverta un ripensamento a proposito delle esasperazioni e delle provocazioni da parte di parecchi cuochi che si concedono ora una pausa per riflettere su ciò che si rischia di perdere quando si insegue “il nuovo a tutti i costi”. Come inevitabile è un ridimensionamento nella corsa esagerata al lusso e alla ridondanza negli ambienti, negli arredi, nelle stoviglie, nella dimensione delle cantine e delle carte dei vini”. Conclude Vizzari:
“Conferma tutta la sua attualità il decalogo Per la “nuova cucina italiana”(allegato, n.d.r.), stilato dalla Guida tre anni fa e nel quale sono sintetizzate le peculiarità che fanno grande la cucina italiana contemporanea”.
Le tendenze e le regioni
Ancora, come ormai da molti anni, in provincia si mangia meglio che nelle grandi città; cresce il numero di locali tendenzialmente low cost con formule diverse, menu fissi, servizio essenziale; rallenta, ma di poco, la moda dei sushi e dei sashimi; cresce ancora la “voglia di trattoria”. Anche i grandi hanno sofferto e soffrono: con pochissime eccezioni, è soddisfatto chi a fine 2009 avrà fatto un 20 per cento in meno rispetto al 2008.
Le regioni di grandi lunga più dinamiche sono il Piemonte e la Campania.
In Piemonte negli ultimi cinque, sei anni è fortemente cresciuta la qualità media e crescono tuttora le tavole eccellenti, anche al di fuori della tradizionale area privilegiata delle Langhe: dal lago d’Orta sino alle pendici del Monviso, accanto ai valori sicuri e collaudati, emergono nuove realtà. Le punte sono il Combal.Zero di Davide Scabin e Villa Crespi di Antonino Cannavacciuolo.
Ancora più vistosa è l’inarrestabile crescita del numero di locali di qualità in tutta la Campania e non solo nelle tradizionali zone turistiche.
La Campania è la regione trainante della “nuova cucina italiana”, in Campania si realizza al massimo livello l’equilibrio virtuoso fra l’eccellenza e la varietà dei prodotti e la spinta innovativa dei giovani cuochi: nel cuore dell’Irpinia, nel Cilento, sulla costa fra Sorrento e Amalfi, con straordinaria concentrazione fra Vico Equense (primo fra tutti Gennaro Esposito della Torre del Saracino) e Massa Lubrense.
Chi sale, chi scende…
E’ stato introdotto quest’anno come soglia d’accesso il punteggio 12/20 e di conseguenza molti punteggi sono stati riparametrati tendenzialmente verso il basso. Sono quindi molto numerosi i locali che troveranno un voto ridimensionato rispetto al passato, soprattutto nelle fasce basse.
Molto pochi, viceversa, sono quelli il cui punteggio è aumentato.
Per esempio, crescono…
da 18 a 18,5/20 Villa Crespi di Orta San Giulio
da 17 a 17,5/20 La Madia di Licata
da 16,5 a 17/20 Hotel Devero-La Lucanda di Cavenago Brianza
Il Dolce Stil Novo di Venaria Reale
Quattro Passi di Nerano
Relais Blu di Nerano
La Taverna del Capitano di Nerano
entra a 17/20 Villa Contessa Rosa-Da Cesare di Serralunga d’Alba
da 16 a 16,5/20 Al Sorriso di Soriso
Guido di Pollenzo-Bra
Il Pagliaccio di Roma
Il Pellicano di Porto Ercole
Joia di Milano
La Barrique di Torino
Relais San Maurizio di Santo Stefano Belbo
da 15,5 a 16,5/20 Novecento di Meina
Hotel Capri Palace L’Olivo di Anacapri
…e scendono….
da 17 a 16,5/20 Dolada di Pieve d’Alpago
Il Rigoletto di Reggiolo
Villa Serbelloni-Mistral di Bellagio
da 16,5 a 16/20 Hotel Villa del Quar-Arquade di San Pietro in Cariano
Il Desco di Verona
Laite di Sappada
da 16,5 a 15,5/20 L’Albereta-Gualtiero Marchesi di Erbusco
da 16 a 15,5/20 Hotel Ciasa Salares-La Siriola di Badia
Hotel Bauer-De Pisis di Venezia
Ma.Ri.Na di Olgiate Olona
Casa Grugno di Taormina
I PREMI
Domini Villae Lanata per il Pranzo dell’Anno: Villa Crespi di Orta San Giulio (No);
Kettmeir per la Cantina dell’Anno: Antica Pesa di Roma;
A Casa per il Maître dell’Anno: Francesco Mussinelli – Hotel Capri Palace- L’Olivo di Capri (Na);
Duca di Salaparuta per il Sommelier dell’Anno: Hayashi Mototsugu – Dal Pescatore di Canneto sull’Oglio (Mn);
Cavit per il Giovane dell’Anno: Christian e Manuel Costardi – Hotel Cinzia – Ristorante Risotteria di Vercelli;
Firriato per la Novità dell’Anno: Villa Contessa Rosa – Da Cesare di Serralunga d’Alba (Cn);
Tenimenti Angelini per la Performance dell’Anno: Novecento di Meina (No);
Rigoni di Asiago per la Pasticceria dell’Anno: Il Pagliaccio di Roma;
Chichita per il miglior Dessert alla frutta: Al Caval di Torri del Benaco (Vr);
Lavazza per il Caffè dell’Anno: La Locanda di Bu di Nusco (Av);
Glenmorangie per la Selezione di Distillati: Il Cecchini di Pasiano di Pordenone (Pn);
Guido Berlucchi per la Selezione di “bollicine”: Sadler di Milano;
Eataly per la Qualità del Made in Italy: Osteria Numero Sette di Pianoro (Bo);
De Cecco per la Pasta dell’Anno: Arnolfo di Colle Val d’Elsa (Si).
Un decalogo per la “nuova cucina italiana”
La “tavola di qualità” è quella che crea e trasmette i piaceri della tavola attraverso una pluralità di fattori che concorrono a determinare la piacevolezza complessiva dell’esperienza gastronomica: primo fra tutti la bontà dei cibi, unita poi ai vini e alle bevande appropriati, alla gradevolezza e al comfort dell’ambiente, alla professionalità e alla cortesia del servizio.
Ristoranti, trattorie, osterie, con caratteristiche differenti e ciascuno nella propria categoria, possono tutti rappresentare altrettante “tavole di qualità”, in grado di soddisfare le propensioni di clienti con gusti, disponibilità economiche, aspettative e stati d’animo i più diversi.
Il requisito primo e irrinunciabile della “tavola di qualità” – al di fuori e al di sopra di ogni distinzione fra stili di cucina: tradizionale o innovativa, conservatrice o sperimentale, di locale grande e lussuoso o piccolo e informale – è che sia “buona e sana”. “Buona” perché salvaguarda ed esalta le peculiarità delle buone materie prime che la compongono. “Sana” perché i prodotti e le tecniche impiegati rispettano i principi basilari della salubrità alimentare.
Il patrimonio fondamentale della cucina italiana è l’eccellenza dei prodotti, veri e primi protagonisti di ogni piatto, alla cui massima valorizzazione il cuoco subordina le capacità e le tecnologie di cui dispone.
Il cuoco che vive il suo tempo è aperto, curioso, privo di pregiudizi nei confronti di prodotti che vengono da lontano e di tecniche innovative o estranee alla propria cultura, non teme di rielaborare, di fondere, di copiare con buonsenso e misura, sa cogliere il buono della globalizzazione, filtra criticamente il nuovo e il diverso attraverso il proprio bagaglio di conoscenze e di esperienze.
Tratto distintivo della “nuova cucina italiana”, e dei cuochi che la rappresentano, sono le radici ben salde nelle rispettive cucine regionali di riferimento, nei prodotti, nei sapori, nei gesti che le hanno caratterizzate nel tempo. Su queste radici è innestato l’impiego di prodotti, di tecniche e di strumenti offerti oggi dalla scienza applicata alla gastronomia, fermo restando l’obiettivo di realizzare una cucina di forte e precisa identità, moderna e italiana, nelle materie prime, nei sapori singoli e nelle loro combinazioni, nelle forme: insomma nell’anima.
La cosiddetta creatività acquista senso nel momento in cui consente di esaltare le qualità e le caratteristiche d’un prodotto o ne fa scoprire potenzialità inedite.
Ha scarso o nullo valore gastronomico l’impiego di strumenti, di prodotti, di applicazioni chimico-fisico-tecnologiche finalizzati soltanto alla trasformazione delle consistenze, delle forme, dei colori, quando cioè non comportino reali e significativi cambiamenti nel sapore dei cibi.
La cucina non è “gioco” anche se può divertire, non è “arte” anche se i piatti possono assumere forme studiate e armoniche, non è “scienza”, anche se nasce da regole e reazioni chimiche e fisiche: può essere fonte di emozioni e di piacere, fisico e mentale, indotti essenzialmente dai sensi del gusto, dell’olfatto e del tatto.
I cuochi non sono quindi geni né artisti né attori, bensì artigiani, più o meno valenti: aiutiamoli, tutti, a restare tali.
I Ristoranti d’Italia de L’espresso 2010
A cura di Enzo Vizzari
848 pagine
Prezzo 22 euro
Guardare
oltre
il 2010…
Il 2009 sarà ricordato come annus horribilis anche dai ristoratori. E non
è affatto detto che nel 2010 le cose cambieranno in meglio. Nella più che
trentennale storia di questa Guida, nessuna edizione ha mai dovuto registrare
un numero tanto alto di chiusure di locali, anche importanti. La crisi
dell’economia ha inevitabilmente investito anche l’attività di ristoranti e alberghi.
Si conteranno sì e no sulle dita di due mani gli esercizi di una certa
dimensione che a fine 2009 avranno potuto chiudere i conti con il segno più
rispetto all’esercizio 2008. Ma quel che forse più pesa è la convinzione
diffusa che, superata in qualche modo la tempesta, nulla tornerà come prima
nel modo d’essere e di lavorare nel mondo dell’hôtellerie, come d’altronde
in tanti altri settori. Non ha senso generalizzare né semplificare, ma è chiaro a
tutti che certi modelli e certe forme di ristorazione devono urgentemente essere
ripensati e adattati alla luce delle mutate condizioni, dei comportamenti e dei
gusti del pubblico.
La domanda di qualità alta (con i costi conseguenti) – sia per l’offerta
gastronomica strettamente intesa, sia per tutto ciò che l’accompagna – pare
destinata a concentrarsi verso un numero di locali ridotto rispetto al passato:
le cattedrali del gusto e del lusso, quelle vere, continueranno a esistere ma per
(relativamente) pochi, qualcuna chiuderà, molte dovranno cambiare formula.
Anche la fascia che si definisce medio-alta – la cui offerta è forse oggi, in Italia,
sovradimensionata rispetto alla domanda – è chiamata a legittimare sul campo
giorno per giorno le proprie ambizioni e pretese (prezzi) e le proprie prestazioni
(qualità) nei confronti di un pubblico più attento nello spendere e più esigente nel
distinguere il buono dal mediocre, l’autentico dal falso, l’originale dalla copia. E
nella fascia più affollata, alla base della piramide della qualità e dei prezzi, la
competizione si farà sempre più aspra fra operatori costretti a “far numeri” per
supplire alla riduzione dei margini di profitto.
Anche per la ristorazione, insomma, il 2010 si presenta come l’anno della resa
dei conti e della svolta. All’insegna di poche certezze: la prima delle quali, banale
banale, si riassume nell’imperativo di dare la miglior qualità possibile – in termini
di cibo, di cantina, di servizio, di ambiente – al minor prezzo possibile. Per chi
2010
Guida 2010
Guida 2010
non l’ha capito, non c’è più spazio, non c’è futuro, per i “cuochi-osti poeti”, atteso che
anche la razza dei mecenati è in via d’estinzione.
Che cosa significa tutto ciò, in concreto, dal punto di vista del consumatore “normale”,
cioè del cliente che al ristorante va non tanto per soddisfare un’esigenza alimentare,
quanto per regalarsi un’esperienza gastronomica, piccola o grande, ma “diversa”?
Come si mangia nei ristoranti italiani “al tempo della crisi”?
La nostra opinione è che in Italia oggi si possa mangiare addirittura meglio di ieri nei
locali buoni e ottimi, mentre si è accentuato il divario fra la fascia alta e quelle medio-
bassa e bassa, dove la qualità globale diventa merce più rara: chi ha alle spalle
capacità, esperienza, risorse umane ed economiche adeguate, non ha vita facile ma,
moltiplicando l’impegno, mantiene la rotta; chi viceversa ha costruito anche apprezzabili
imprese su fondamenta fragili o improvvisate, rischia di perdere il passo; chi, infine,
ha sempre commisurato iniziative e obiettivi alle proprie effettive potenzialità – sottolineo
ancora: professionali ed economiche – stringe la cinghia ma procede sicuro per
la propria strada.
Se anche per la ristorazione vale il “primum vivere, deinde philosophari”, è ovvio che
non sono questi i tempi più propizi per l’esplosione di clamorose novità, né per
l’affermazione di talenti emergenti, né per l’apertura di nuove frontiere “creative”. Anzi.
Semmai sono i valori sicuri (leggi i cuochi) che si confermano, dimostrando la solidità
delle loro doti, mentre pagano dazio orecchianti e improvvisatori. E non sorprende che,
guardando alle tendenze e agli stili di cucina, si avverta nitido un ripensamento a
proposito delle esasperazioni e delle provocazioni da parte di parecchi cuochi che si
concedono ora una pausa per riflettere su ciò che si rischia di perdere quando si
insegue “il nuovo a tutti i costi”. Come inevitabile è un ridimensionamento nella corsa
esagerata al lusso e alla ridondanza negli ambienti, negli arredi, nelle stoviglie, nella
dimensione delle cantine e delle carte dei vini.
Se tutte queste considerazioni, dettate da una disincantata lettura della realtà, sono
fondate, ci pare di poter riaffermare, senza presunzione, la validità e l’attualità dalla
prima all’ultima parola del piccolo decalogo Per la “nuova cucina italiana”, nel quale
sintetizzammo tre anni fa le peculiarità che fanno grande, appunto, la cucina italiana
contemporanea. Decalogo (riportato anche quest’anno nelle pagine precedenti) dal
quale naturalmente discendono – semplici e chiari – i criteri e le linee-guida che
ispirano i nostri giudizi e i nostri “voti”.
Un’ultima sottolineatura prima di concludere questa introduzione. Nelle pagine della
Guida figurano una decina di schede “anomale”, senza voto, accanto alla scheda
“regolamentare” di alcuni locali: le ha scelte e le ha scritte per noi – e lo ringraziamo di
cuore – Stefano Bonilli. È un minimo gesto di riconoscenza e di stima, l’offerta di un
piccolo “diritto di tribuna”, per uno dei protagonisti dell’angusta storia della letteratura e
della critica gastronomica italiana.
Enzo Vizzari
Questa Guida non è più firmata dal suo storico “direttore responsabile”, Carlo Caracciolo, la
persona che non solo ha voluto e creato la Guida, ma che sempre nella Guida e nelle nostre Guide
ha creduto. Mentre gli succedo nella “direzione”, lo ricordo con affetto e con rispetto e ancora lo
ringrazio per l’amicizia e la fiducia di cui mi ha gratificato.
E.V.
2010
Guida 2010
5 Bottiglie 2010
ABRUZZO E MOLISE
Biferno Gironia Rosso 2004 Borgo di Colloredo
Clemàtis 2003 Zaccagnini Ciccio
Montepulciano d’Abruzzo 2005 Praesidium
Montepulciano d’Abruzzo Mazzamurello 2006 Torre dei Beati
Montepulciano d’Abruzzo Tonì 2006 Cataldi Madonna
ALTO ADIGE
Alto Adige Bianco Passito Aureus 2007 Niedermayr Josef
Alto Adige Cabernet – Merlot Riserva Rossa 2006 Produttori Cornaiano
Alto Adige Gewürztraminer VT Terminum 2007 Produttori Termeno
Alto Adige Moscato Giallo Passito Serenade Castel Giovanelli 2006 Caldaro
Alto Adige Moscato Rosa Passito 2007 Plattner – Waldgries
Alto Adige Pinot Bianco Klaser 2007 Niklaserhof
Alto Adige Riesling Berg 2008 Niedrist Ignaz
Alto Adige Santa Maddalena Classico Waldgries 2008 Plattner – Waldgries
Alto Adige Sauvignon Voglar 2008 Iugum Peter Dipoli
Alto Adige Terlano Riserva NovaDomus 2006 Produttori Terlano
Alto Adige Valle Isarco Gewürztraminer Atagis 2008 Loacker Schwarhof
Alto Adige Valle Isarco Müller Thurgau Brixner 2008 Köfererhof
Alto Adige Valle Venosta Pinot Bianco 2008 Pratzner Franz – Falkenstein
Alto Adige Valle Venosta Riesling 2008 Pratzner Franz – Falkenstein
Composition Reif 2007 Mayr Josephus – Unterganzner
Feldmarschall 2008 Tiefenbrunner
Manna 2007 Franz Haas
BASILICATA
Aglianico del Vulture Dioniso 2006 Eleano
CALABRIA
Cirò Rosso Classico 2007 Librandi
Cirò Rosso Riserva Ripe del Falco 1997 Ippolito
Greco di Bianco 2007 Stelitano
CAMPANIA
Aglianico del Taburno D’Erasmo Riserva 2004 Nifo Sarrapochiello
Aglianico Selvanova 2005 Fattoria Selvanova
Falerno del Massico Rosso Etichetta Bronzo 2006 Masseria Felicia
Fiano di Avellino 2008 Colli di Lapio
Greco di Tufo 2008 Pietracupa
Greco di Tufo Vigna Cicogna 2008 Ferrara Benito
Montevetrano 2007 Montevetrano
Taurasi Fatica Contadina 2004 Terredora
Taurasi Poliphemo 2005 Tecce Luigi
Taurasi Riserva 2003 Perillo
Taurasi Vigna Macchia dei Goti 2005 Caggiano Antonio
Terra di Lavoro 2007 Galardi
Zero 2005 D’Orta – De Conciliis
EMILIA ROMAGNA
Colli Piacentini Vin Santo di Vigoleno 1999 Lusignani Alberto
Lambrusco Grasparossa di Castelvetro Semisecco 2008 Tenuta Pederzana
Rifermentazione Ancestrale 2007 Bellei Francesco
Sangiovese di Romagna Ris. Superiore Michelangiòlo 2006 Calonga
FRIULI VENEZIA GIULIA
Carso Malvasia 2007 Zidarich
Colli Orientali del Friuli Bianco Rosazzo Bianco Terre Alte 2007 Felluga Livio
Colli Orientali del Friuli Bianco Sacrisassi 2007 Le Due Terre
Colli Orientali del Friuli Noans 2007 La Tunella
Colli Orientali del Friuli Schioppettino Cialla 2005 Ronchi di Cialla
Colli Orientali del Friuli Verduzzo Friulano 2007 Meroi
Collio Bianco Vecchie Vigne 2006 Roncùs
Collio Friulano Vigna del Rolat 2008 Raccaro Dario
Collio Sauvignon Ronco delle Mele 2008 Venica & Venica
Isonzo del Friuli Malvasia Istriana Dis Cumieris 2007 Vie di Romans
Ograde 2007 Skerk
LAZIO
Poggio della Costa 2008 Mottura Sergio
LIGURIA
Cinque Terre 2007 De Battè Walter
LOMBARDIA
Barbacarlo 2007 Barbacarlo
Franciacorta Brut Cuvée Annamaria Clementi 2002 Cà del Bosco
Franciacorta Brut Satèn Ante Omnia 2004 Majolini
Franciacorta Extra Brut Molenér 2003 Gatta
Franciacorta Extra Brut Riserva Vittorio Moretti 2002 Bellavista
Oltrepò Pavese Brut Nature Profilo 1998 Picchioni Andrea
MARCHE
Kurni 2007 Oasi degli Angeli
Regina del Bosco 2006 Dezi Romolo e Remo
Rosso Piceno Superiore 2007 Aurora
Verdicchio dei Castelli di Jesi Ammazzaconte 2007 Conti di Buscareto
Verdicchio dei Castelli di Jesi Cl. Superiore Santa Maria d’Arco 2008 Ceci Enrico
Verdicchio di Matelica Riserva Mirum 2007 Fattoria La Monacesca
PIEMONTE
Barbaresco Asili di Barbaresco 2005 Giacosa Bruno
Barbaresco Camp Gros Martinenga 2005 Cisa Asinari
Barbaresco Elisa 2005 Nada Ada
Barbaresco Gaiun Martinenga 2005 Cisa Asinari
Barbaresco Pajoré 2006 Rizzi
Barbaresco Pora 2006 Bianco Gigi
Barbaresco Rabajà 2006 Rocca Bruno – Rabajà
Barbaresco Riserva Rabajà 2004 Produttori del Barbaresco
Barbaresco Riserva Vigneti in Moccagatta 2004 Produttori del Barbaresco
Barbaresco Riserva Vigneti in Ovello 2004 Produttori del Barbaresco
Barbaresco Riserva Vigneti in Pajè 2004 Produttori del Barbaresco
Barbaresco Santo Stefano di Neive 2005 Giacosa Bruno
Barbaresco Sorì Burdin 2006 Fontanabianca
Barbaresco Sorì Paolin 2006 Cascina Luisin
Barbera d’Alba Bric du Luv 2007 Cà Viola
Barbera d’Asti Bricco della Bigotta 2007 Braida
Barbera d’Asti La Crena 2006 Vietti
Barolo 2005 Mascarello Bartolo
Barolo Acclivi 2005 Burlotto G. B.
Barolo Arione 2005 Gigi Rosso
Barolo Bricco delle Viole 2005 Vajra G. D.
Barolo Brunate – Le Coste 2005 Rinaldi Giuseppe
Barolo Cannubi S. Lorenzo – Ravera 2005 Rinaldi Giuseppe
Barolo Cascina Dardi Bussia 2005 Fantino Alessandro e Gian Natale
Barolo Cascina Francia 2005 Conterno Giacomo
Barolo Castelletto 2005 Veglio Mauro
Barolo Ciabot Tanasio 2005 Sobrero Francesco e Figli
Barolo Cicala 2005 Conterno Aldo
Barolo Colonnello 2005 Conterno Aldo
Barolo La Serra 2005 Poderi Marcarini
Barolo Le Coste 2005 Pecchenino Fratelli
Barolo Le Gramolere 2005 Manzone Giovanni
Barolo Le Rocche del Falletto di Serralunga d’Alba 2005 Giacosa Bruno
Barolo Mariondino – Bussia – Le Coste – Mosconi 35° annata 2005 Parusso
Barolo Massara 2004 Castello di Verduno
Barolo Monprivato Cà d’Morissio Riserva 2001 Mascarello Giuseppe e Figlio
Barolo Monprivato in Castiglione Falletto 2004 Mascarello Giuseppe e Figlio
Barolo Parafada 2005 Vigna Rionda – Massolino
Barolo Prapò 2005 Germano Ettore
Barolo Riserva Bricco Boschis Vigna San Giuseppe 2003 Cavallotto
Barolo Riserva La Rocca e La Pira 1995 I Paglieri – Roagna
Barolo Riserva Pernanno 2003 Sobrero Francesco e Figli
Barolo Riserva San Pietro 2003 Viberti Giovanni
Barolo Rocche Rivera 2004 Oddero Luigi & Figli
Barolo S. Stefano di Perno in Monforte d’Alba 2004 Mascarello Giuseppe e Figlio
Barolo Sorì Gepin 2003 La Spinona
Barolo Vigna Broglio 2004 Palladino
Barolo Vigna dei Pola 2005 Ascheri
Barolo Vigna Elena 2004 Cogno Elvio
Barolo Vigna Liste 2004 Borgogno Giacomo & Figli
Barolo Vigneto Cannubi 2005 Burlotto G. B.
Barolo Vigneto Corda della Briccolina 2005 Batasiolo
Carema Etichetta Nera 2004 Ferrando e C.
Dogliani I Filari 2007 Poderi Einaudi
Erbaluce di Caluso Le Chiusure 2008 Favaro
Gattinara 2003 Nervi
Gavi del comune di Gavi Bruno Broglia 2008 Tenuta La Meirana
Gavi del comune di Gavi Raccolto Tardivo 2008 La Toledana
Langhe Bianco Hérzu 2007 Germano Ettore
Langhe Nebbiolo Sorì Tildin 2006 Gaja
Lessona 2005 Proprietà Sperino
Roero Arneis Sette Anni 2001 Negro Angelo & Figli
PUGLIA
Gioia del Colle Primitivo “16? 2005 Polvanera
Gioia del Colle Primitivo Riserva 2006 Pietraventosa
Graticciaia 2005 Agricole Vallone
Patriglione 2003 Taurino Cosimo
SARDEGNA
Ajana 2005 Deiana Ferruccio
Astangia 2006 Loi Alberto
Carignano del Sulcis Piede Franco 2007 Cantina Sociale Calasetta
Carignano del Sulcis Superiore Terre Brune 2005 Cantina Sociale Santadi
Malvasia di Bosa Dolce 2006 Porcu F.lli
Vernaccia di Oristano Antico Gregori Contini Attilio
SICILIA
Catarratto 2008 Porta del Vento
Contea di Sclafani Bianco Nozze d’Oro 2008 Tasca d’Almerita
Contea di Sclafani Rosso del Conte 2006 Tasca d’Almerita
Etna Rosso Feudo 2007 Russo Girolamo
Etna Rosso Il Musmeci 2007 Tenuta di Fessina
Etna Rosso M.I. 2007 Biondi
Frappato 2008 COS
Marsala Superiore Donna Franca Riserva Cantine Florio
Moscato Passito di Pantelleria 2005 Ferrandes
Nerosanlore’ 2006 Gulfi
Passopisciaro 2007 Passopisciaro
Terra delle Sirene 2006 Zenner
TOSCANA
Bolgheri Sassicaia 2006 San Guido
Brunello di Montalcino 2004 La Cerbaiola – Salvioni
Brunello di Montalcino 2004 Lambardi – Canalicchio di Sotto
Brunello di Montalcino 2004 Poggio di Sotto
Brunello di Montalcino 2004 Tiezzi
Brunello di Montalcino Le Potazzine 2004 Gorelli – Tenuta Le Potazzine
Brunello di Montalcino Piaggione 2004 Podere Salicutti
Caiarossa 2006 Caiarossa
Carmignano Riserva Piaggia 2006 Piaggia – Vannucci Silvia
Chianti Classico Castello di Ama 2006 Castello di Ama
Chianti Classico Riserva 2001 Castell’in Villa
Chianti Classico Riserva 2006 Badia a Coltibuono
Chianti Classico Riserva 2006 Solatione
Chianti Classico Riserva 2006 Val delle Corti
Chianti Classico Riserva Bilaccio 2006 Il Borghetto
Chianti Classico Riserva Il Campitello 2006 Monteraponi
Chianti Classico Riserva Monna Lisa 2006 Vignamaggio
Chianti Classico Riserva Rancia 2006 Felsina
Chianti Classico Riserva Tenuta di Capraia 2006 Rocca di Castagnoli
Chianti Classico Vigneto San Marcellino 2006 Rocca di Montegrossi
Chianti Colli Senesi 2006 Pacina
Colline Lucchesi Sauvignon Gana 2007 Terre del Sillabo
D’Alceo 2006 Castello dei Rampolla
Flaccianello 2006 Tenuta Fontodi
Il Caberlot 2006 Podere Il Carnasciale
Le Pergole Torte 2006 Montevertine
Lupicaia 2006 Castello del Terriccio
Masseto 2006 Ornellaia
Montechiari Cabernet 2006 Montechiari
Montecucco Rosso Sacromonte 2006 Castello di Potentino
Nanerone 2007 Piandibugnano
Orcia Rosso Frasi 2006 Sedime
Rosso di Montalcino 2006 Stella di Campalto – San Giuseppe
Rosso di Montalcino 2007 Talenti
Scirus 2006 Fattoria Le Sorgenti
Solaia 2006 Marchesi Antinori
Vernaccia di San Gimignano Montenidoli Carato 2005 Montenidoli
Vernaccia di San Gimignano Riserva Isabella 2004 San Quirico
Vignamaggio 2006 Vignamaggio
Vin Santo di Montepulciano 1997 Avignonesi
Vin Santo di Montepulciano 1997 Poliziano
Vino Nobile di Montepulciano Asinone 2006 Poliziano
Vino Nobile di Montepulciano Simposio 2006 Tenimenti Angelini – Tre Rose
TRENTINO
Moscato Giallo Selezione Francesco Moser 2008 Moser Diego e Francesco
Trentino Riesling 2004 Maso Bergamini
Trentino Rosso Navesel 2006 Simoncelli Armando
Trentino Vendemmia Tardiva Rupe Re 2007 Cavit
Trentino Vino Santo 2003 Poli Giovanni
Trento Brut Riserva del Fondatore Giulio Ferrari 2000 Ferrari
Trento Letrari Brut 2006 Letrari
Trento Perlé Nero Metodo Classico 2003 Ferrari
UMBRIA
Montefalco Sagrantino 2004 Di Filippo Italo
Montefalco Sagrantino Arquata 2005 Adanti
Torgiano Rosso Riserva Rubesco Vigna Monticchio 2005 Lungarotti
Vinsanto Bacca Rossa 2006 La Palazzola
VENETO
Amarone della Valpolicella Campo Leon 2004 Latium
Amarone della Valpolicella Classico 2000 Quintarelli
Amarone della Valpolicella Classico Calcarole 2004 Guerrieri Rizzardi
Antico Pasquale 2003 Masari
Harlequin 2003 Zymè
Relogio 2007 Ca’ Orologio
Soave Classico Vigneto Sengialta 2008 Balestri Valda
Guida Vini D’Italia 2010 – Le Guide de L’espresso
Giunta alla sua nona edizione, la Guida I Vini d’Italia dell’Espresso offre il consueto resoconto, puntuale e dettagliato, dell’attualità vinicola del nostro paese. Un volume di agile formato e facile consultazione, che sottopone la produzione enologica nazionale ad un’analisi attenta e sistematica: il consuntivo è di oltre 20000 vini assaggiati, di cui 10000 selezionati.
Non mancano le informazioni di carattere generale ,con un’interessante introduzione alla degustazione, che si aggiunge alle indicazioni sulla conservazione e sul servizio del vino, ai consigli per l’abbinamento con il cibo. Completano il volume un utile repertorio delle denominazioni di origine, un glossario tecnico, e le “cartine” a colori delle principali Doc e Docg, inserite all’inizio delle pagine riservate a ogni regione. Una serie di ragguagli, forse superflui per i conoscitori più evoluti, ma indispensabili per tutti coloro che si avvicinano con curiosità al vino e desiderano saperne di più. Ed è al grande pubblico di consumatori e appassionati che si rivolge, con linguaggio diretto e immediato, I Vini d’Italia; senza rinunciare a rappresentare uno strumento indispensabile anche per gli operatori del settore, in virtù del ricco corredo di notizie e dati messi a disposizione.
Il nucleo centrale della Guida 2010, dedicato alla recensione di vini e aziende, raccoglie 2.520 produttori, suddivisi per regioni e disposti in ordine alfabetico. Alle aziende di maggiore rilevanza qualitativa sono attribuite delle stelle (da una a tre) in funzione della loro qualità e continuità nel corso degli anni. Nell’edizione 2010 sono state assegnate a 366 produttori, tra i quali 14 classificati con la massima valutazione di tre stelle. Particolare attenzione è stata rivolta proprio ai prodotti dal rapporto qualità/prezzo favorevole, con il riepilogo dei “migliori acquisti” di ogni regione. Con la menzione speciale de “I 50 Outsider” sono stati poi selezionati i migliori vini delle denominazioni o tipologie che si sono particolarmente distinte negli assaggi, pur senza raggiungere livelli d’eccellenza.
La massima classificazione è infatti costituita dai Vini dell’Eccellenza, una selezione rigorosa, equivalente a meno dell’uno per cento dei vini degustati, distinta dal simbolo delle cinque bottiglie (che corrispondono a un punteggio di almeno 18/20). La Guida 2010 ne attribuisce 214, un numero record che supera di 30 unità quelle della precedente edizione. Buona parte di questo exploit è dovuto alla presenza di una serie di annate favorevoli, dal millesimo 2004 in poi, per tutte le tipologie e tutte le aree, con un significativo recupero della Toscana.
Il numero maggiore di premi è anche quest’anno appannaggio dei vini piemontesi, con ben 62 “eccellenze”: grandi Barolo 2005, notevoli successi del Barbaresco e delle Barbera, conferme ad alti livelli delle tipologie “nordiche” come Gattinara e Carema; senza dimenticare Dolcetto e Gavi. In netta risalita anche la Toscana, che è passata dai 25 vini premiati dello scorso anno ai 43 attuali. Sono stati registrati risultati molto lusinghieri per l’area del Chianti Classico, che si conferma la tipologia di riferimento della regione, mentre Montalcino ha fornito risposte confortanti, anche se non esaltanti, con i Brunello 2004. Pochi gli acuti rilevati nell’area costiera, ma piacevolmente positive le sorprese giunte dalle tipologie del Rosso di Montalcino e della Vernaccia di San Gimignano. Il Trentino-Alto Adige si mantiene saldamente al terzo posto, con 25 vini di prima fascia e un rapporto finalmente più equilibrato tra le due province, grazie alla netta crescita dei vini della zona trentina (che hanno raddoppiato la loro presenza nel gruppo d’élite rispetto allo scorso anno).
Segue, quindi, la Campania, che torna ai livelli di un paio di anni fa con 13 “Eccellenze” e si guadagna la prima posizione tra le regioni meridionali. Un primato insidiato però da vicino dalla Sicilia (12 vini da Cinque Bottiglie) che, in barba all’immagine superficialmente rubricata come legata a vini di “stile internazionale”, ottiene un notevole successo grazie ai vitigni autoctoni, dal nerello mascalese dell’Etna al nero d’Avola (con tre versioni tanto diverse nello stile quanto qualitativamente efficaci), dal catarratto al frappato, oltre che alla tipologie tradizionali come il Moscato di Pantelleria e il Marsala. Undici vini di “Eccellenza” per il Friuli Venezia-Giulia, in virtù della forte personalità dei suoi bianchi, senza dimenticare, tra i rossi, la straordinaria originalità dello Schioppettino. Riscontri finalmente positivi sia dall’Emilia-Romagna sia dalla Puglia, entrambe con quattro vini di vertice. In crescita il settore degli spumanti (otto premi fra Trento, Franciacorta e Oltrepò Pavese), come quello dei vini dolci, distribuiti nelle zone di maggiore tradizione della penisola.
Per quanto riguarda infine le singole performance va registrata la prevalenza dei rossi piemontesi nelle prime posizioni della classifica: 19.5/20, il voto più alto dell’anno, per lo straordinario Barolo Monprivato Cà d’Morissio Riserva 2001, seguito a 19/20 da altri cinque Barolo 2005 e 2004 dei produttori Giuseppe Rinaldi, Elvio Cogno, Bartolo Mascarello, Burlotto e Luigi Oddero; sempre a 19/20 da segnalare l’irresistibile Amarone della Valpolicella 2000 di Giuseppe Quintarelli, il Barbaresco Asili 2005 di Bruno Giacosa, lo Schioppettino 2005 dei Ronchi di Cialla, per chiudere con due Igt toscani: Il Caberlot del Podere Il Carnasciale e il Vignamaggio dell’azienda omonima.
752 pagine
Prezzo Euro 22,00
Direttore: Enzo Vizzari
Curatori: Ernesto Gentili e Fabio Rizzari

























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