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Sinfonia dei sensi
December 28, 2005 on 6:19 pm | In Book, Gourmet, Travel, _italian | No Comments
di Elio Crociani, Elsa Mazzolini, Enza Bettiza e Enzo Caldarelli
da “La madia Travelfood” gennaio-febbraio 2006
Quando mangiamo, elementi di vista, suono, tatto, olfatto, sapore e memoria si uniscono in un concerto sensoriale.
Nuove scoperte in cucina dimostrano quanto importante sia quest’unione: ogni ingrediente, temperatura e preparazione gioca un ruolo a livello molecolare. Tutte le cucine dovrebbero conoscere le relazioni tra la scienza, l’arte e le tradizioni. L’obiettivo è scoprire queste relazioni e con tali conoscenze creare un’esperienza che va oltre il palato. Questo è l’ambito di azione principale al Fat Duck dove il geniale Heston Blumenthal ha speso anni studiando il ruolo di ogni componente di un piatto e il complesso processo di interazione tra gli ingredienti.
Mangiare e meditare nell’universo di Heston è una sinfonia dei sensi. Ogni aspetto risulta in armonia. Un intreccio di innovazione e creatività , un continuo dialogo tra concetti, sapori e tecniche moderne: in sintesi la rilettura della gastronomia da parte del geniale cuoco inglese. La sua è una cucina fresca, nuova, emozionante, straordinaria, di gran gusto che ha letteralmente incuriosito gourmet di mezzo pianeta.
Ogni creazione di Blumenthal è un capolavoro per concetto, sapore, raffinatezza, tecnica e presentazione. Piatti d’effetto elaborati con logica, una sequenza impressionante di proposte che lasceranno un ricordo indelebile nella memoria: il Fat Duck Ë un rifugio gourmand unico nel panorama gastronomico mondiale.
Le questioni relative al gusto della cucina molecolare sono assai complesse. Spesso critichiamo ciò che non conosciamo e, salvo pochi ricercatori, maestri dei fornelli, gourmet intelligenti, siamo travolti da luoghi comuni, da banalit‡ e molte volte i danni peggiori vengono dagli esperti di settore. Certo, si possono trovare tanti possibili pretesti per non aderire alla cucina di Blumenthal. C’Ë chi la trova incomprensibile e c’è chi prova a capire. A noi piace molto perchÈ Heston e il Fat Duck sono un mondo a parte per concetti, filosofia, riflessioni che si tramutano in creazioni dove traspare genialità e passione. Lo abbiamo incontrato dopo un indimenticabile pranzo nelle cucine del ristorante per un’intervista che riportiamo e dalla quale emerge l’uomo con tanta generosità , vitalità , umiltà , amore e rispetto per la professione. I racconti di successi e nuove acquisizioni ci riportano tuttavia indietro nel tempo, quando nell’agosto del 1995 lo chef trasforma un antico pub con 450 anni di storia nel Fat Duck, che in 10 anni di vita raggiunge fama e meritati traguardi, portando a Bray, un pittoresco e tranquillo villaggio del Berkshire, a pochi km dall’aeroporto di Londra Heatrow, un crescente pellegrinaggio.
L’ampliamento del ristorante e delle cucine avviene nell’estate del 2000 fino al recente acquisto del pub e alla nascita del laboratorio che ha dato immensa vitalità al processo di sperimentazione.
A 39 anni, con meticolosa devozione, disegna i pilastri per il futuro: un nuovo libro e tanti progetti interessanti ci prenderanno per la gola e saranno inevitabilmente serializzati dai cuochi sparsi per il globo.
intervista a heston blumenthal
Quali sono gli obiettivi del nuovo laboratorio? Come si inserisce il “pub†nel progetto di espansione di Blumenthal?
Il laboratorio far‡ continua ricerca ed Ë nato con l’hotel Hinds Head. La creativit‡, limitata nel passato al Fat Duck a causa dello spazio ristretto, si espande ora con l’acquisizione del pub, che ha consentito (con un altro palazzo dove abbiamo posizionato i nostri uffici) lo sviluppo delle cucine. All’Hinds Head ho introdotto un menu della cucina classica britannica e stiamo esplorando la sua ricca storia andando indietro di diversi secoli.
Quali nuovi concetti per il Fat Duck?
Stiamo mettendo insieme un metodo di approccio a cucinare che Ë il più eccitante mai avuto. Conterrà una varietà di concetti, inclusa la prova a creare una cena “narrativa†o “di concettoâ€.
Quali sono stati i suoi “maestri�
Molte persone hanno influenzato il corso della mia vita, dallo psicologo del cibo al ricercatore di sapori: tutti hanno giocato un ruolo nel sollecitare la mia immaginazione.
Quali sono state le tappe più importanti della sua carriera?
Direi il progetto dove sto lavorando con la Società di Chimica Reale. Sto introducendo nuove linee guida per insegnanti della scuola secondaria sugli effetti della chimica in cucina e di questo sono estremamente felice.
Finalmente si introdurrà un nuovo soggetto di studio nelle scuole di tutto il Regno Unito. Queste informazioni presto saranno disponibili anche sul loro sito internet per gli altri paesi. Altri importanti momenti sono stati quando sono stato invitato dall’Università di Oxford lo scorso agosto al Pangbourne seminar di Harrogate a fare una relazione: questo è il pi_ grande seminario sensoriale al mondo e sono presenti tutte le più importanti aziende e istituzioni.
L’aspetto di un piatto Ë importante quanto il suo sapore perchè sono prima di tutto gli occhi che scelgono e valutano. Lei da cosa parte quando crea un piatto?
PuÚ essere qualunque cosa, da un ingrediente a un’emozione, da un concetto alla memoria: la gamma Ë interminabile.
Ci sono degli ingredienti che considera ‘irrinunciabili’ per le sue ricette?
Motivazione e emozione.
Un piatto che ricorda la sua infanzia? Lo hai mai rielaborato?
“Sherbert fountain†e l’ho rielaborato. Questo era un bastoncino di liquirizia dentro un tubo di cartone contenente sorbetto in polvere. Ho rimpiazzato la liquirizia con la bacca di vaniglia e il sorbetto con un sorbetto di pino. Al Fat Duck lo serviamo come pre-dessert e prepara il palato.
Come giudica il panorama gastronomico inglese?
Lo scenario della ristorazione è cambiato enormemente negli ultimi 10 anni e adesso c’Ë una vasta selezione per i consumatori. Addirittura nei supermercati locali vediamo una forte propensione per prodotti biologici e molte più informazioni sono descritte sui packaging dei nostri prodotti.
Chi apprezza particolarmente nello scenario gastronomico internazionale?
Ognuno con mentalità aperta e con desiderio di provare qualcosa di nuovo. La gastronomia dovrebbe essere divertimento, aperta a tutti e tutti dovrebbero viverla in tal senso.
Secondo lei in quale direzione si sta muovendo la gastronomia? Quali nuove strade si percorreranno?
Vedremo cuochi sempre più attenti a qualsiasi cosa che si relaziona alla tecnologia del cibo. In cattive mani, questo aspetto potrebbe essere pericoloso.
Crede nelle guide gastronomiche?
Penso che le più importanti guide gastronomiche risultino attraenti per alcune persone e non per altre. E’ facile dire che credo nelle guide che scrivono bene di noi. Ma ognuno deve poter capire se Ë abbastanza attendibile per usarla poi con fiducia.
Per amore rinuncerebbe al suo lavoro?
Non ho bisogno di scegliere, in quanto amo il mio lavoro e riesco a condividerlo con altri interessi.
I soldi per lei sono importanti?
Ho tre bambini e certamente i soldi sono importanti, ma solo per la sicurezza della mia famiglia.
Quali sono i suoi valori più importanti?
Fiducia, onestà , amicizia e motivazione.
Potrebbe vivere serenamente anche senza il successo, dopo averlo assaggiato?
Assolutamente sì.
E se non facesse il cuoco?
Non c’è alternativa per me.
Chi Ë Heston Blumenthal? Pregi e difetti.
Heston Blumenthal Ë una persona che ama creare e cucinare.
I pregi sono l’entusiasmo e un irrefrenabile ottimismo. I difetti non li conosco: dovrebbe chiedere a mia moglie.
Il suo sogno nel cassetto?
Soltanto serenit‡ e sogni felici per i bambini e la mia famiglia.
LONDRA: le tendenze della capitale britannica
A Londra la gente comune mangia male. E’ inutile raccontarsela. La miriade di locali che affollano la City offre “roba†inqualificabile. Anche negli stessi ristoranti blasonati si riscontra deludente qualit‡ di materie prime e scarso rigore in cucina. Eppure è Londra che sta facendo tendenza. Essere il cuore europeo dell’economia aiuta. Anche a crearsi una fama non sempre meritata. Ma se gli inglesi, storicamente indifferenti al cibo, al freddo, al sesso, ora sembrano volersi riscattare almeno dal loro ascetismo gastronomico, lo devono di sicuro al lavoro di gente che di inglese, oggi, ha solo la residenza (non la cittadinanza) e per fortuna anche il conto in banca.
Qualche decennio fa, prima dell’arrivo dalla Francia dei fratelli Roux, nel Regno Unito si andava semplicemente al pub. Ancora oggi nei grandi ristoranti il personale è fiftyfity, italiano/francese; agli inglesi resta l’amministrazione. E se alcuni chef britannici attualmente sono al vertice mondiale della gastronomia, lo devono anche a mestieri e passioni mutuate da qualche “povero†immigrato. Agli chef anglosassoni bisogna però riconoscere che il risultato ottenuto da loro è spettacolarmente sotto gli occhi del mondo ed affascina chi sta a guardare. Ci riferiamo a Gordon Ramsay che sta aprendo numerosi locali. Supportato dai media britannici è attualmente a capo di tanti “satelliti†nelle aree più prestigiose del centro, in partnership con validi e fidati cuochi. L’ultimo nato è il frequentatissimo Maze, locale minimal sapientemente gestito dal cuoco Jason Atherton che offre un discreto menu tapas d’ispirazione adrianista fine anni 80. E mentre noi in Italia ci preoccupiamo delle continue scorribande televisive dei cuochi, sempre più assenti dalle loro cucine, sul Tamigi il problema non esiste: i ristoranti più noti non sono a gestione familiare (con tutto il rispetto!) ma vere aziende lontane dalle preoccupazioni del protagonismo, del culto della personalità e del fisiologico ricambio generazionale, valutati soprattutto per quello che offrono in termini di business indipendentemente da chi sta ai fornelli. Gli chef executive più quotati sono italiani: il veneto Simone Zanoni e l’emiliana Angela Hartnett dell’Hotel Connaught. L’ultimo arrivato Ë Cipriani che sta riproponendo i soliti piatti dell’Harry’s Bar. La Francia si è subito mossa con Pierre Gagnaire, piazzatosi con il complesso Sketch nell’ex Casa Dior, con ristorante gourmand, galleria/teatro e bar Glade, un mix di arredo-chic con particolari curati e toilette scintillanti di Swarovsky o a forma d’uovo. Un colossale investimento reso possibile grazie alla passione e follia di Mourad Mazouz. In primavera dovrebbe arrivare anche Robuchon (al lavoro in cerca di utili alleanze per evitare le bacchettate iniziali della stampa anglosassone), che comunque ha già un suo validissimo allievo, oltremanica, in Tom Aikens, a Chelsea. Di grande impatto il gastro-lounge dei fratelli Pourcel coadiuvati dal fedelissimo socio Olivier Chateau, il W’Sens posizionato a Waterloo Place, pochi passi da Piccadilly Circus. Lo stile creativo francese si riscontra con più linearità nella cucina di Shane Osborne del Pied à Terre da poco riaperto dopo la chiusura dovuta a un incendio. Apprezzabili per il cibo proposto e l’attento servizio i rinomati Greenhouse, Club Gascon e il ristorante dell’Hotel Capital. La corazzata inglese di quelli che si adoperano e contano segue con il paffuto Richard Corrigan chef-patron del Linday House che ha recentemente aperto il suo prèt à porter, il Bentley’s Seafood Oyster Bar & Grill e l’interessante St. John. Per chi ama l’etnico non c’è che l’imbarazzo della scelta: il più attuale Ë il giapponese Umu con il sommelier italiano Andrea Briccarello, esperto in degustazioni di shakè: in carta ce ne sono 300 diversi che costano come i vini, da 10 a 800 pounds. Sempre di moda Zuma e Nobu che ha aperto un secondo locale nella City. Poi c’è il cinese e affollatissimo Hakkasan, con 200 coperti (tanto ambiente ma scarsa incisività in cucina) e Yauatcha a Soho, stesso gruppo con possibilità di vivere una divertente esperienza dim sum, ma siamo lontani dai grandi locali di Hong Kong per meticolosità di materia prima e gusto dei piatti. In tema orientale mantiene l’ottimo livello il Thai Nahm, mentre gli indiani Zaika, Rasoi Vineet Bhatia e Amaya risultano i migliori nella loro categoria. Etnico di classe, Zaika è uno dei locali di Claudio Pulze in cui la cucina indiana ha una contaminazione evidentemente francese. Ora il locale è affidato a Sanjay Dwivedi, estroverso chef laureato in medicina che sta riconquistando il pubblico dopo una fase di relativa stanchezza della gestione precedente. Sotto tono per servizi approssimativi (la qualità della cucina non Ë mai stata un punto di forza) i frequentati e modaioli locali del Morgans Hotel Group concepiti dal poliedrico design Starck, quali il St. Martin Lane e il Sanderson che ospita lo Spoon di Ducasse. Tra gli italiani segnaliamo Assaggi (semplice trattoria con cucina d’impronta familiare), Locatelli, Zafferano e Fiore. Quest’ultimo Ë un parallelepipedo griogioazzurro minimalista al 33 di St. James’s Street stato affidato nel dicembre 2004 da Claudio Pulze allo chef italiano Umberto Vezzoli che qui, con la moglie belga, ha costruito una carta menù stagionale molto italiana. Dicevamo che sono stati Albert e Michel Roux gli apripista all’alta cucina per gli inglesi con Le Gavroche, il famoso ristorante attualmente in Mayfair e ispirato al personaggio dei Miserables, originariamente collocato nei pressi della Sloane. Michel jr. figlio di Albert guida ancora le cucine londinesi, mentre Alain figlio di Michel tenta di snellire l’ingessato stile di cucina al Waterside Inn di Bray, il pittoresco villaggio a 25 km dall’aeroporto di Heathrow dove Ë situato anche il Fat Duck di Blumenthal. Dopo oltre 30 anni di militanza a Londra e 48 ristoranti aperti, gestiti, venduti, il padovano Pulze procede nel suo singolare percorso, confidando di essere attento a fenomeni di successo come Wagamama (il fast-food di cibo giapponese con qualità certificata per grandi numeri e piccole tasche - 10 sterline circa il piatto unico-) e continuando a scoprire e rivalutare nuovi cuochi (che poi giustamente aprono un proprio locale come Marco Pierre White, Gordon Ramsay, Giorgio Locatelli, Vineet Bhatia). Incontriamo il vulcanico Pulze in uno dei “suoi†(o delle sue società ) locali pi_ prestigiosi, quell’Aubergine all’11 di Park Walk dove si sono avvicendati nomi altisonanti e che ora Ë nelle giovani e promettenti mani di William Drawle, 33 anni dello Yorkshire, un “piccolo†perfezionista che con grande grinta tenta di ritrovare uno spazio glorioso nell’insidioso panorama cittadino.
Nella quiete ovattata e silenziosa del locale, serviti come dio comanda da personale finalmente professionale (per tecnica di servizio, competenza, savoir faire, misura e discrezione) abbiamo degustato una sequenza di piatti equilibrati e gustosi.
E subito dopo Claudio Pulze ci ha dato prova della sua scaltrezza e camaleontismo commerciale portandoci dall’altra parte di Londra e dall’altra parte del suo progetto di ristorazione: quella dove la big gourmande sta sotto le 25 sterline. Siamo a Vinopolis, fino a poco tempo fa la più grande selezione di vini in Inghilterra, con una gamma di oltre 100 vini da poter degustare al bicchiere.
Inaugurato nel ’99, l’enorme complesso dotato di una serie di sale per ospitare almeno 250 persone a servizio, di un bar e di un museo del vino divenuto ora punto d’incontro per degustazioni, corsi di mixologia, sala banchetti, era un deposito di merci doganali fino agli inizi dello scorso secolo. Attiguo a questa megastruttura e di fronte all’unico mercato a Londra, dove il giovedÃ, venerdì e sabato ancora vengono a vendere i loro prodotti i piccoli produttori e i contadini dei sobborghi, Pulze ha inaugurato nell’ottobre scorso Bref Wharf (in Stoney Street), birreria che propone una cucina semplice in abbinamento agli oltre 700 litri di Ale variamente aromatizzata, qui prodotta settimanalmente da selezioni speciali di malto.
Famosa o insolita:
un giro per LONDRA
Fare shopping a Londra?
Un piacere in ogni momento dell’anno.
Mangiare fuori?
Per chi è a caccia di novità , ci sono sempre
tanti luoghi poco conosciuti tutti da scoprire.
Ci sono mete a Londra che non si possono ignorare, come per esempio i vari musei, La Torre, Buckingam Palace, il Tamigi eccetera, oltre naturalmente il London Eye, la gigantesca ruota che Ë il pi_ alto punto di osservazione al mondo dalla quale, durante un giro mozzafiato di circa 30 minuti, si possono ammirare quasi tutti i luoghi più belli della città . Ma Londra Ë suggestiva e interessante anche fuori dai più noti circuiti turistici, luoghi meno conosciuti dove cogliere l’occasione di un acquisto un po’ speciale o gustare un piatto diverso o del tutto tradizionale. Come per esempio il Museum of Garden History in Lambeth Palace Road (www.museumgardenhistory.org), una deliziosa antica dimora che accoglie un bellissimo giardino e nel quale vengono spesso tenuti eventi musicali e di altro tipo.
O la pasticceria cinese che a China Town mette in vetrina dolci dalle forme e dai colori a dir poco insoliti ma non per questo meno allettanti.
Il Borough Market in Southwark Street, vicino al Ponte di Londra, Ë il posto ideale per acquistare direttamente dai produttori cibo biologico, formaggi, vino, pesce e altro ancora, concedendosi inoltre il piacere di gustare sul posto pane appena sfornato o le ottime ostriche della costa. Proprio di fronte all’ingresso del mercato c’è il Monmouth nell’omonima via (www.monmouthcoffee.co.uk), specializzato in caffË da tutto il mondo, servito a un grande tavolo che occupa quasi tutto il locale, con dolci e confetture quasi casalinghi.
Poco distante la Cantina Vinopolis al numero 1 di Bank End (www.vinopolis.co.uk) Ë l’ideale per proseguire negli acquisti gastronomici, con vini da degustare anche sul posto al termine del tour guidato della cantina (da prenotare) o al tavolo dell’annesso ristorante. Con una piccola digressione si torna al 33 di Southwark Bridge Road per una sosta al Bankside Restaurant (www.banksiderestaurants.co.uk), dove si mangia inglese ed europeo e si puÚ gustare la birra artigianale del locale accompagnata con le salsiccine e le patate più tradizionali. Vicinissimo un altro ristorante che offre sensazioni gustative piacevolmente insolite, il Tas Pide (www.tasrestaurant.com) al 20-22 New Globe Walk, cucina turca in un ambiente assai confortevole. Qui siamo poco lontani dal Tamigi e in pochi minuti si arriva al ristorante Zakudia, River Level, 2a Southwark Bridge Road (www.zakudia.com), piccolo, modernissimo e con una magnifica vista sul fiume, specializzato in insoliti cocktails serviti con stuzzichini di gusto fusion ma con una interessante proposta di piatti di stile europeo. Pochi minuti a piedi e si arriva ad un altro posto la cui vista Ë a dir poco spettacolare, poco distante dal London Eye, all’ottavo piano della Oxo Tower in Barge House Street in South Bank. Qui la maggior parte dei tavolini di ristorante, bar e brasserie sono sulla terrazza che si affaccia direttamente sul fiume; il menu offre piatti internazionali e tradizionali inglesi. Proseguendo lungo il Tamigi, quasi di fronte alla Tower e al Parlamento, un’altra sosta golosa e di gran classe Ë il Chino Latino Brasserie Bar & Lounge del Park Plaza (www.parkplaza.com), un prestigioso Resort che si affaccia proprio sul Tamigi aperto nell’aprile del 2005 al 18 Albert Embankement. Dal ristorante dell’albergo non si gode la stessa bellissima vista di molte delle camere ma l’ambiente Ë elegante e la cucina fusion orientale e mediorientale curata dallo chef giapponese Jimmy Nakamura davvero ottima.
Per una volta tanto può essere divertente lasciar perdere i templi dello shopping come Harrod’s e percorrere invece alcune delle vie più ricche di negozi, come la lunghissima Oxford Street o le eleganti New Bond Street e Regent Street. Nel quartiere di Soho c’è anche la Carnaby Street, attorno alla quale si diramano una serie di stradine che formano un quartiere di circa 80 mila metri quadrati che accoglie 166 tra ristoranti e negozi.
Le tentazioni cominciano dalla “corte”, la Kingly Court, (foto a sinistra), sulla quale si affacciano, distribuite su tre piani, 30 bottegucce di artigiani che vendono moda, collane, oggetti regalo e altro ancora. Al 39 di Carnaby Street, Never Too Busy To Be Beautiful (mai troppo indaffarata per essere bella, www.nevertoobusytobebeautiful.com) Ë un vero tempio per la bellezza dove acquistare cosmetici, boccette, profumi e tutto quanto puÚ far bella una donna. Girato l’angolo, dopo aver passato un negozietto che è una sorta di museo della scarpa sportiva, un altro con deliziose collane, uno con incredibili cappellini e altre vetrine ugualmente tentatrici, si arriva all’11 di Newburgh Street al Scent Systems (www.scent-systems.com) dove Ë possibile farsi preparare nel giro di un’ora o due un profumo personalissimo, cosà come fa perfino una cliente speciale come Madonna. Nella parallela Marshall Street, al numero 9 il ristorante Masala Zone uno dei 5 presenti a Londra (www.realindianfood.com) propone una cucina indiana non banale in un simpatico ambiente. Si puÚ concludere questa breve ma intensa passeggiata tra shopping e gastronomia al 21 di Heddon Street dove lo Zinc Bar & Grill (www.conran.com) propone un mix di piccoli piatti da tutto il mondo e birra inglese da gustare in un ambiente informale o addirittura ai tavolini nella via. Tutti questi ristoranti e molti altri ancora, divisi per zona e per caratteristiche, sono elencati su Eat in London, una piccola, preziosa e agile guida sponsorizzata dalle Pagine Gialli inglesi da richiedere gratuitamente a Visit London tramite il sito www.visitlondon.com.
Capodanno da favola al Palace Hotel per salutare il 2005
December 2, 2005 on 12:09 pm | In Gourmet, Travel, _italian | No Comments


Il grande albergo a cinque stelle accoglierà gli ospiti con la tradizionale eleganza ed esclusività . Il cenone di fine anno sarà curato dagli chef delle più prestigiose scuole alberghiere. Numerose sorprese nella notte di San Silvestro, che sarà all’insegna della musica live e dell’eleganza. Pacchetti promozionali per chi vorrà trascorrere un periodo di relax godendo delle bellezze del mare d’inverno e delle offerte commerciali di Milano Marittima.
Una struttura prestigiosa, una cornice incantevole e una organizzazione inappuntabile per un Capodanno da non dimenticare. Con queste premesse, senza dubbio invitanti e accattivanti, il Palace Hotel di Milano Marittima, il grande albergo a cinque stelle, ultimo nato nella Riviera Romagnola, si offre a quanti vogliono trascorrere un fine d’anno esclusivo, dove eleganza si coniuga con riservatezza, comodità con relax, divertimento con buon gusto. Al Palace Hotel, infatti, il rituale dei festeggiamenti per il passaggio dal vecchio al nuovo anno, trova spazio nel grande salone di ottocento metri quadri, dal quale sarà possibile ammirare lo spettacolo pirotecnico di mezzanotte, comodamente seduti al proprio tavolo. L’attesa per l’arrivo del nuovo anno sarà accompagnata dalla musica soffusa di un’orchestra, che passerà a brani più ritmati quando si saranno stappate le bottiglie di champagne come gesto augurale per il 2006. Difficile, senza cadere nell’eccesso, parlare del menù della serata. Alla sua realizzazione partecipano gli chef delle più prestigiose scuole alberghiere italiane, che la Select Hotel, la catena alberghiera di cui fa parte anche il Palace, ha posto alla direzione delle cucine, unitamente agli allievi di maggior capacità , non appena diplomati. Qualità del servizio, cortesia, professionalità ed una gastronomia di assoluto prestigio saranno l’indispensabile corollario della serata. Ma non finisce qui. L’organizzazione, infatti, ha in serbo una serie di graditissime sorprese che, proprio perché tali, non possono essere svelate in anticipo. Unica concessione al riserbo la certezza che saranno presenti animatori anche per i bambini. Una ulteriore conferma di come il Palace Hotel intenda venire incontro alle esigenze della famiglie, permettendo ai genitori di festeggiare l’arrivo del nuovo anno, senza perdere di vista i propri ragazzi. Da ricordare, anche, l’opportunità di soggiornare all’Hotel Aurelia, sempre della stessa catena, un lussuoso quattro stelle, aperto tutto l’anno, che dista un centinaio di metri dal Palace. Per i clienti di entrambi gli alberghi c’è a disposizione la piscina coperta, un confortevole centro benessere, la palestra ed un ampio parcheggio al coperto. Superfluo sottolineare che, per tutti gli ospiti, la notte di Capodanno si trascorrerà al Palace Hotel. Non va, inoltre dimenticato, che entrambe le strutture sorgono nel centro di Milano Marittima che, per le Feste Natalizie, si presenterà sfavillante di luci e di attrattive, con le boutique aperte per consentire agli ospiti uno shopping che presenta solo l’imbarazzo della scelta, fra le varie griffe in mostra nei negozi. La Select Hotel, per l’occasione, ha preparato una serie di pacchetti promozionali molto interessanti. Al di là del solo Gran Galà di Capodanno, per un prezzo di 200 euro, veramente poco per una notte da Vip a Milano Marittima, un pernottamento al Palace Hotel costa 420 euro, 500 euro per due giorni, 550 per tre, 600 per quattro e 650 per cinque giorni, cenone compreso. Per l’Aurelia il pacchetto prevede un pernottamento a 320 euro, due giorni a 380, tre giorni a 415, quattro giorni 445, cinque giorni 490, anche in questi casi cenone compreso. Una grande opportunità per trascorrere un fine d’anno nella Riviera Romagnola, che non manca di affascinare il turista con lo spettacolo, sempre nuovo e sempre diverso, del mare d’inverno.
IL CENONE? UNA BOIATA PAZZESCA
December 1, 2005 on 12:29 pm | In Gourmet, _italian | No Comments
Il critico del Golosario Paolo Massobrio boccia i riti della crapula di fine anno
“Siamo all’overdose del formalismo a tavola, siamo allo spreco da ostentazione, siamo alla vergognaâ€. Chi si scaglia contro la cultura del cenone è nientemeno che l’autore de Il Golosario, la guida alle 1.000 e più cose buone d’Italia, che denuncia la fine della cena come modo per stare veramente insieme.
Paolo Massobrio, 45 anni, autore di libri dedicati ai cibi e ai vini non ne può più: “E’ antistorico il cenone perché è inattuale l’abbondanza a tavola per un popolo di ipernutriti. Oggi il medico più gettonato è il dietologo, seguito a ruota, forse, dallo psicologo. Ma se è così, c’è qualcosa che non vaâ€.
A dargli ragione, del resto, sono le statistiche secondo cui il 20% degli acquisti per il cenone sarebbe destinato alla spazzatura. Ma anche la spesa quotidiana del tre per due finisce direttamente dentro ai cassonetti. Un terzo lo buttiamo via, perché? “Perché s’è perso il criterio di fare la spesa, e a seguire la cultura di cucinare gli avanzi derivati da una cena o del frigorifero – dice ancora Paolo Massobrio, che in libreria ha portato Avanzi d’Autore, un libro per parlare del rapporto con il frigorifero. Avanzi d’Autore (Comunica Edizioni, pag. 448, € 13,90) segue dunque il flusso dei mesi e parte dal dialogo con uno chef (da Gianfranco Vissani a Nadia Santini, da Moreno Cedroni a Davide Scabin e ancora Davide Oldani, Cesare Giaccone, Alfonso Iaccarino, Luisa Valazza, Carlo Nan, Anna Dente, Paolo Donei e Paolo Teverini) proprio sulla cultura del non spreco. Quindi le ricette di Giovanna Ruo Berchera, elaborate sulla base di ciò che resta nel frigorifero o dei cibi in abbondanza che arrivano nelle case, ad esempio, durante il periodo delle feste.
Cosa fare allora a Capodanno? “La prima regola – incalza Massobrio - è pensare a chi si invita a cena e a cosa si vuole dividere. Che è il contrario di quel formalismo ereditato dal dopoguerra, dove si doveva mettere in tavola tanto per esorcizzare la paura della fame. Il cenone deve tornare ad essere la “com-pagniaâ€, che vuol dire letteralmente dividere il pane. Quindi nessun disagio, né per l’improvvisata cuoca di una volta l’anno che si deve massacrare per tutti ai fornelli, né per gli invitati che devono per forza uscire dalla casa pieni come dei tacchini.â€
“Sono stupidi – dice ancora Massobrio – quei cenoni che propinano certi ristoranti a fine anno, pieni di ogni portata senza criterio, solo per giustificare un prezzo o una seduta di tre ore ai tavoli. Che noia!â€. Quindi? “Pensiamo invece a un piatto, un solo piatto, nel segno di una cosa buona a tanta. Intorno ad esso uno sfizioso aperitivo, poi tanta frutta e dolci e un paio di vini. Il resto del tempo può ben essere dedicato alla musica, al gioco, allo stare insieme che non necessariamente deve essere lo stare a tavola.†Qualche esempio? “Aragosta e solo aragosta con un paio di contorni, un cappone scampato alla pandemia mediatica, cotto al tegame o al forno con un contorno di verze e cavoli all’acciuga, oppure uno dei tanti piatti regionali italiani che dicono della voglia di stare insieme, favorendo il più possibile la condivisione del servizio tra i commensali. Ma solo quello – ribatte il critico con il Papillon, che è anche il nome del suo movimento di consumatori (www.clubpapillon.it) con seimila soci - Basta con antipasti, primi, secondi, formaggi, dolci, serviti con i ritmi delle cerimonie, salvo poi arrivare a fine pasto, magari con il vino importante, e non poterne piùâ€.
Un gastronomo pentito? “Macche, il mio è un grido di dolore perché si sta perdendo il gusto di mangiare per comunicare un affetto. Qui si fa solo del formalismo, siamo al moralismo della tavola, alla cristallizzazione di una tradizione che è andata fuori moda, oltre che fuori misura, senza un’idea di fondo che dovrebbe essere l’augurio di un anno all’insegna dello stare insieme, senza esagerare, con verità â€.
Riprendono i voli Wind Jet da Catania e Forlì per Parigi.
December 1, 2005 on 10:43 am | In Travel, _italian | No Comments
I voli ripartiranno il 9 dicembre. Due frequenze settimanali, il lunedì e il venerdi.
Wind Jet riprende i collegamenti con Parigi. Dal 9 dicembre ogni lunedì e venerdì il vettore siciliano collegherà Forlì con Parigi ed offrirà comode coincidenze da/per Catania. I voli arricchiranno il network di Wind Jet e, anche se per il momento l’operativo terminerà il 9 gennaio, è intenzione della Compagnia renderlo annuale a breve.
Questi gli schedules:
Da A Partenza Arrivo Frequenza
Catania Parigi 14:30 18:30
Parigi Catania 19:30 23:20
Forlì Parigi 16:50 18:30
Parigi Forlì 19:30 21:10
Wind Jet riconferma anche il lancio, dal 27 marzo 2006 dei collegamenti non-stop Palermo-Parigi, Catania-Parigi e Forlì-Parigi.
Dall’8 marzo inizieranno ad operare anche i voli tra Forlì e Mosca, il mercoledì ed il sabato, con coincidenze da Palermo e Catania.
Tutti i voli sono operati con i moderni Airbus 320.
Per informazioni:
Giuseppe Anastasio
Tel. 340.2444633
mailto: presidenza@volawindjet.it
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