Terza stella al Baby per lo chef Alfonso Iaccarino

November 29, 2005 on 10:33 am | In Gourmet, Travel, _italian | No Comments

La riscoperta di antichi sapori sapientemente custoditi
baby è il prestigioso ristorante dove viene proposta in esclusiva a Roma la cucina di
Alfonso Iaccarino, chef di consolidata fama internazionale già noto per il Suo rinomato
ristorante Don Alfonso 1890 di S. Agata sui due Golfi, in penisola sorrentina.
Idealmente voluto di stile contemporaneo, in contrasto con lo stile tradizionale del lussuoso
albergo che lo ospita, nel cuore dei parioli dinanzi la Villa Borghese, il ristorante è affacciato
su un lussureggiante giardino privato e i suoi ambienti brillanti vengono esaltati dai giochi
d’acqua dell’adiacente piscina. Questo spazio è degna cornice alla cucina creativa di
Iaccarino cui si deve la capacità di reinterpretare la tradizione e la qualità della cucina
mediterranea.

Area fumatori separata e ventilata autonomamente
Giardino in stagione
Servizio di valet parking e parcheggio privato
Aperto a pranzo e cena. Chiuso i lunedi’

Baby a cura dello Chef Alfonso Iaccarino
Hotel Aldrovandi Palace, Roma
Via Ulisse Aldrovandi, 15
Linea diretta tel. (39) 06 3216126
Tel. (39) 06 3223993 - Fax (39) 06 3221435
baby@aldrovandi.com; dining@aldrovandi.com
www.aldrovandi.com

CHIOCCIOLE 2006

November 28, 2005 on 12:41 pm | In Book, Gourmet | 1 Comment

Premiate le migliori Osterie d’Italia 2006
La guida di Slow Food assegna il massimo riconoscimento

Si è svolta stamane a Roma all’Hotel Hilton la cerimonia di premiazione dei locali insigniti della “chiocciola”, nell’ambito della presentazione dell’edizione 2006 di Osterie d’Italia, sussidiario del mangiarbere all’italiana.

La Chiocciola è un riconoscimento che premia, tra i molti locali segnalati, i luoghi che «ci piacciono in modo speciale, per l’ambiente, la cucina, l’accoglienza in sintonia con lo Slow Food». Quest’anno i premiati sono 201, in crescita rispetto ai 189 dell’anno scorso.

Nel corso della presentazione la curatrice della guida, Paola Gho, ha esordito chiedendo: «Lavorare per la qualità paga? Sì, anche in un momento di crisi, chi lavora bene e a un costo giusto ha i tavoli pieni. I migliori risultati – ha proseguito – si ottengono combinando intelligenza e competenza nella preparazione dei piatti, per tornare a sapori veri e abbandonare l’omologante “neutro-bianchiccio-insapore” che sta anestetizzando i palati delle nuove generazioni». La curatrice ha inoltre ribadito che la guida non vuole istituire un modello al quale uniformarsi ma rendere ogni ristoratore libero di seguire la propria personalità in una filosofia che privilegia accoglienza, semplicità e convivialità.

Osterie d’Italia 2006 è in libreria e propone al suo affezionato pubblico 1668 soste di piacere – osterie, trattorie, ristoranti, enoteche, aziende agrituristiche – che contribuiscono a disegnare la geografia della cultura del cibo in Italia (nell’edizione 2005 erano 1649). Come ogni anno, il Sussidiario di Slow Food presenta un buon numero di novità: quest’anno sono 193 (206 nel 2005) i locali segnalati per la prima volta con, in più, due nuovi percorsi: osterie e trattorie dello stoccafisso all’anconetana e i folpari di Padova, due ulteriori tasselli di quel mosaico della tradizione gastronomica popolare che Osterie d’Italia va costruendo da sedici anni. Il simbolo della bottiglia segnala 483 cantine ricche e qualificate (499 nel 2005); 223 sono i Locali del buon formaggio (contro i precedenti 218) che dedicano un’attenzione particolare alla selezione casearia. La guida si avvale di 400 collaboratori sul territorio che visitano periodicamente i locali.

Il Gruppo Italiano Vini ha contribuito all’evento di presentazione della guida.

Le osterie premiate con la chiocciola in Emilia Romagna sono:

Al gambero rosso Via Verdi, 5 San Piero in Bagno 47021 Bagno di Romagna
Campanini Via Roncole Verdi, 136 Madonna dei Prati 43011 Busseto
Locanda Mariella Frazione Fragno Fragno 43030 Calestano
Il capolinea Viale Bagnoli, 42 a 42035 Castelnovo ne’ Monti
L’oca giuliva Via Boccacanale di Santo Stefano, 38 44100 Ferrara
Locanda del falco Località Rivalta Rivalta 29010 Gazzola
Osteria del vicolo nuovo Via Codronchi, 6 40026 Imola
Osteria di Rubbiara Via Risaia, 2 Rubbiara 41015 Nonantola
Da Amerigo Via Marconi, 16 40060 Savigno

Osterie d’Italia 2006 Sussidiario del mangiarbere all’italiana
A cura di Paola Gho, Slow Food Editore
In libreria 20,14 euro

Prezzo record per tartufo Alba

November 25, 2005 on 6:32 pm | In Expo, Gourmet, _italian | No Comments

Da Hong Kong 95mila euro

E’ stato venduto all’asta per il prezzo record di 95mila euro l’ultimo lotto dell’asta mondiale del tartufo bianco d’Alba.(2 tartufi dal peso complessivo di 1 kg e 200) da un’elegante signora che ha voluto rimanere anonima, ospite del Ritz Carlton hotel di Hong Kong. L’asta si è tenuta nel medioevale castello di Grinzane Cavour, nelle Langhe, in collegamento, via satellite con le piazze di Londra, con il ristorante Fiore dello stesso Claudio Pulze che l’anno scorso si era aggiudicato con l’altro suo locale Zafferano l’Asta Toscana e Honk Kong. Complessivamente sono stati raccolti nell’asta benefica ben 183mila euro che andranno a tre istituzioni assistenziali. Il beneficiario in Italia è l’Istituto per la Ricerca e la Cura del Cancro di Candiolo, in provincia di Torino. 24.200 euro è stata invece la somma raccolta nella sola sede di Grinzane Cavour. 17, infine, i tartufi battuti all’asta (5 per ogni sede), più il fiore all’occhiello finale, il “bitartufo” che ha dato vita ad un gioco di rialzi internazionale vorticoso ed affascinante.

Anche quest’ anno Londra si aggiudica il tartufo

November 25, 2005 on 6:22 pm | In Charity, Gourmet, _italian | No Comments

L’Asta Internazionale del Tartufo di Toscana, tenutasi sabato 12 dicembre a Cafaggiolo,
Firenze, si è conclusa con piena soddisfazione dei partecipanti e delle realtà
collegate in diretta via satellite, il ristorante Acquarello di Monaco di
Baviera e il ristorante Harvey Nichols di Londra, dove un pool di clienti
si è aggiudicato per 10.300 Euro il lotto più grande, equivalente a circa
1 Kg di tartufi toscani.

Nell’ambito della manifestazione sono intervenuti i tartufai della Toscana,
che risulterebbe essere la regione più prolifica sia in termini di quantità
di tartufi trovati sia in termini di diversità (in Toscana sono presenti
tartufi di diversa qualità tutto l?anno), per ribadire che troppo spesso
e sempre più di frequente i tartufi della Toscana, delle Marche e di altre
regioni italiane vengono acquistati da commercianti piemontesi per commercializzarli
ad Alba, giustamente il più grande mercato dei tartufi mondiale.
Nessuno vuole mettere in dubbio il ruolo commerciale di Alba ma siccome si
parla da più parti, anche da parte del Governatore della Regione Piemonte
Mercedes Bresso, di tracciabilità e di chiarezza nelle informazioni da dare
al consumatore sull’origine del prodotto tartufo, è bene ricordare che i
tartufi commercializzati in Piemonte spesso non provengono da quella regione
e sarebbe ora che questo venisse dichiarato dai diretti responsabili, a vantaggio
delle altre province tartufigene italiane.
A tale proposito è giusto ribadire che il tartufo più grande, venduto all?asta
di Grinzane, risulterebbe, da notizie diffuse ieri a Cafaggiolo, venduto
da un tartufaio della provincia di Pisa proprio a degli acquirenti piemontesi
per inserirlo tra i lotti dell?asta di Grinzane.Tale notizia è stata diffusa
ieri da Beppe Bigazzi prima dello svolgimento dell?Asta di Cafaggiolo, indicando
le dimensioni del tartufo (800 gr) poi risultate vere e il prezzo pagato
50.000 Euro. Più tardi, il responsabile dell?associazioni dei tartufai della
provincia di Arezzo, Moreno Moroni ha dichiarato di essere stato contattato
dai piemontesi per l?acquisto anche di un altro tartufo ( di 450 gr) che
invece lui ha voluto donare all?associazione dei tartufai di Arezzo per offrirlo
come lotto a Cafaggiolo.
Quindi siamo perfettamente d’accordo con chi sostiene che i tartufi dell’Asta
piemontese siano di grande qualità, in quanto sono toscani. Il tartufo bianco
di Toscana, sia quello delle colline di San Miniato, sia quello delle crete
senesi o delle colline mugellane o della Val Chianina o della Val Tiberina?
sono tutti di prima qualità, ad Alba lo sanno molto bene, e tale conoscenza
risale fin al 1953, quando il tartufo più grande del mondo, di 2,5 Kg venne
donato dagli albesi all?allora presidente americano Dwight Eisenhover come
tartufo di Alba, mentre proveniva da San Miniato. Questa è storia, documentata,
che sbugiarda quanti non vogliano ammettere quello che tutti gli operatori
del settore sanno: nelle Langhe i tartufi non ci sono più da tempo o ce ne
sono molto pochi, certamente molto meno di quelli commercializzati ad Alba.
Il signor Davide Paolini, giornalista professionista del ?Sole 24 ore?, ingaggiato
dalla Regione Piemonte per organizzare quell?Asta, si lamenta che da due
anni (non si ricorda che sono tre per l?esattezza) ?siamo stati copiati pedissequamente?
riferendosi alla nostra Asta di Cafaggiolo. Premesso che non ci piacciono
i monopoli in nessun campo, occorre specificare che certamente a Grinzane
va il merito di avere avviato una tale iniziativa da 7 anni ma tale merito
non dà loro un diritto di monopolio. Se altre aste nascessero nelle varie
regioni tartufigene italiane nulla di male ne verrebbe al consumatore e al
Paese, forse verrebbero solo intaccati i privilegi di qualche giornalista
e di qualche assessore regionale e forse in Piemonte avrebbero solo maggiori
difficoltà a reperire tartufi per la loro manifestazione locale.

CHEF PROFILE

HELENA PUOLAKKA

HEAD CHEF, Fifth Floor Restaurant
HARVEY NICHOLS

Helena Puolakka has been appointed Head Chef at the Fifth Floor Restaurant, Harvey Nichols, Knightsbridge. Previously working as Head Chef at Sonny’s Restaurant, Helena brings with her a passion for French cuisine and her Scandinavian culinary roots.

Originally from Finland, Helena has been working in London for most of the past ten years. She started her career at Aubergine and L’Oranger. In 1996, she joined La Tante Claire where Pierre Koffmann was her mentor. Helena left for Paris in 2000 to become Chef de Partie at the renowned Pierre Gagnaire Restaurant.

In 2001, Helena moved back to London and returned to La Tante Claire, where she was promoted to Head Chef. By the end of October 2002, Helena was appointed Head Chef at Sonny’s Restaurant. This experience allowed her to give full expression to her taste for modern European cuisine.

Helena says: “I am delighted to join the Fifth Floor Restaurant at Harvey Nichols, the ethos of the Foodmarket is similar to my own views for good wholesome food. The majority of my clientele are female shoppers and business lunchers and I am conscious they require delicious, but light dishes. My inspiration comes from seasonality and I deeply enjoy waiting for the next product – that’s when I become most creative. For me, creating a dish is about reflecting the seasons!”

One of Helena’s favourite culinary tools is her smoking box which she always keeps on the hobs of her kitchen.

Helena is one of only a handful female head chefs in London.

For further information or to arrange to meet Helena, please contact Isabel Dalton on 020 7915 4777 or email isabel.d@peretti.com

Interview Notes

Helena Poulakka, Head Chef, Fifth Floor Restaurant

What is your Finnish background?

I have a limited experience of working in Finland. I left Finland after completing my culinary schooling about 10 years ago.

When I started cooking, the food was very traditional in Finland. Now the food scene is very similar to the UK’s, it is changing a lot. A lot of restaurants have opened and there are influences from all over the world.

I still keep in touch a lot with my Finnish roots. I regularly go there on holidays and I also have a lot of contact with Finnish chefs.

Why did you decide to become a Chef?

My love of France played an important role in my decision to become a chef. I studied French and am passionate about the French culture and food is an important part of this culture.

In addition, I always cooked at home from a young age with my mother.

How do you perceive the food scene in London?

People are becoming more health conscious. There is also a growing demand for small producers and organic products. The variety of food is also extremely rich; you can find all types of food in London.

What are the main influences we can find in your dishes?

French food as I have mainly worked in French restaurants, especially at the beginning of my career.

However, I have also kept some influences from my home country Finland. For example, one of my favourite culinary tools is my smoking box. I always keep a “smoking box” hot on the hobs of my kitchen.

What are your role models?

Pierre Koffman - Restaurant La Tante Claire London. Very traditional and honest French food.

Pierre Gagnaire – Paris More artistic perception of cooking.

Where do you get your inspiration?

I am mainly inspired by seasonality; I cannot wait until a new season is coming. The colours and the textures of food also inspire me.

Why do you think they are so few women chefs?

Long hours and a lot of pressure which make it hard to keep up with family life. When you reach a certain level, you have to make sacrifices. My husband supports me a lot. It is a very male dominated profession, but there are more and more women. It is tough to work in a kitchen.

What are the advantages of being a woman?

Female communication and management style are softer.

Alla Fondazione il Faro di Susanna Agnelli

November 25, 2005 on 10:15 am | In Charity, Gourmet, Wine, _italian | No Comments

Mercoledì 23, a Roma, in via Virginia Agnelli, s’è svolta - a partire dalle ore 20 - presso la Fondazione Il Faro, la seconda edizione della esclusiva asta di vini. In una serata che ha visto le migliori bottiglie delle più rinomate case vinicole italiane e francesi, divise in 60 lotti, sono stati battuti pezzi pregiati di Brunello di Montalcino, Sassicaia e poi lo Chateau Lafitte, il Solengo, il Lupicaia, il Guado al Tasso, il Castelgiocondo, il Pareto, il Pinot Nero dell’Alto Adige e tanti altri famosi marchi dell’enologia di qualità. Battitori d’eccezione il Conte Gelasio Gaetani Lovatelli e il Barone Ferdinando Miceli di Serradileo.

I compratori si sono aggiudicati, a colpi di rialzo, bottiglie rare e celebri come l’eccezionale Magmun di Sassicaia 2002, vino mito prodotto dal Marchese Nicolò Incisa Della Rocchetta, andato al senatore Mario D’Urso per 1.700 € e due Magnum Chateau Lafitte 1993, donate dalla Baronessa Beatrice di Rothschild, andate per 2000 € al Cavaliere del Lavoro Roberto Bertazzoni, assieme a 6 bottiglie di Trinoro 2003 per ben 3000 € . Le due eccezionali bottiglie della Tenuta il Greppo di Brunello di Montalcino Riserva 1961, donate da Franco Biondi Santi, se l’è aggiudicate per 1.800 €, un altro produttore di vino, il marchese Rossi di Medelana, della Tenuta Il Terriccio.

Altri acquirenti hanno acquistato altrettanti pezzi forti della serata, come le tre splendide Magnum di Pinot Nero del 2003 offerte da Franz Haas o la Jeroboam Guado al Tasso 2000 del Marchese Piero Antinori , la Magnum Il Pareto delle Tenute Ambrogio e Giovanni Folonari, le due Magnum Guardiavigna e Petrucci della Tenuta Podere Forte di Castiglion d’Orcia, la Magnum di Chianti Classico DOCG del Castello di Fonterutoli e infine una Magnum di Solengo 2003 della Tenuta di Argiano.

La Fondazione Il Faro, fondata da Susanna Agnelli per “essere un faro per la città e per i suoi ragazzi” si pone l’obiettivo di offrire a tanti giovani emarginati l’opportunità di scoprire la propria vocazione. Nasce nel 1997 ed è un centro internazionale di orientamento, formazione ed avviamento al lavoro di giovani, italiani e stranieri, provenienti da contesti socio-economici e politici difficili. I corsi di cuoco, pasticcere, pizzaiolo, cioccolataio, gelataio, panificatore, barista, cameriere, sarto, falegname, tappezziere, parrucchiere, idraulico, giardiniere…sono totalmente gratuiti per i ragazzi e vengono finanziati da privati od imprese che destinano ogni anno alla Fondazione il loro budget sociale e di solidarietà.

Marco Palmezzano

November 25, 2005 on 9:30 am | In Art, _italian | No Comments

Il Rinascimento nelle Romagne

Forlì, Complesso Monumentale di San Domenico
4 dicembre 2005 – 30 aprile 2006

A dicembre a Forlì in mostra
i “colori dalla purezza di alabastro” di Palmezzano

Attesa e annunciata da tempo, preparata da anni di ricerche e restauri, la mostra dedicata a Marco Palmezzano ha aperto le porte a dicembre. La prima retrospettiva completa che l’Italia dedichi al grande maestro del Rinascimento si protrarrà fino al 30 aprile 2006, a Forlì nei locali riportati alla vita dello storico Complesso Monumentale di San Domenico.

In questi anni, i colori limpidi, dalla “purezza d’alabastro”, delle opere di Palmezzano sparse in Romagna e presenti nei più prestigiosi musei italiani e stranieri, sono emersi meravigliosamente sconvolgenti da una campagna di restauri che ha pochi precedenti per ampiezza ed organicità.

A promuovere questo grande evento è la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì in collaborazione con il Comune di Forlì, con i Musei Vaticani, la Diocesi di Forlì e le Soprintendenze di Bologna, di Brera in Milano e il Polo Museale di Firenze. La commissione scientifica che “firma” la mostra è diretta da Antonio Paolucci e composta da Francesco Buranelli, Jadranka Bentini, Pier Giorgio Brigliadori, Gianfranco Brunelli, Matteo Ceriana, Anna Colombi Ferretti, Andrea Emiliani, Vincenzo Gheroldi, Gabriella Poma, Luciana Prati, Adriano Prosperi, Stefano Tumidei, Timothy Verdon, Giordano Viroli, Francesco Zaghini ed Ettore Torriani. L’allestimento, che si snoderà nelle grandi sale di quella che fu la Biblioteca del Convento dei Domenicani, reca le firme degli Studi Wilmotte & Associates (Parigi) e Lucchi & Biserni (Forlì).

Più di 20 milioni di euro sono stati investiti per trasformare l’ex complesso conventuale di San Domenico, slabbrato dalle bombe, in una sede museale ed espositiva nuova per concezione e tecnologia, sede che proprio con la mostra sarà inaugurata.

L’intero territorio forlivese, dall’Alpe di San Benedetto al mare, ovvero le cosiddette “Terre del Palmezzano”, è profondamente coinvolto in questa esposizione.

La mostra (catalogo Silvana Editoriale) presenta sessantuno opere, in numerosi casi di grandi dimensioni, dislocate fra gli anni novanta del Quattrocento e i venti del Cinquecento.
L’obiettivo è quello di documentare la lunga, prolifica attività del pittore attraverso i suoi svolgimenti stilistici, attraverso le opere più significative dei suoi maestri, e dei suoi affini, e dei suoi compagni di strada.
Con Marco Palmezzano sono in mostra Melozzo da Forlì, Giovanni Bellini, Cima da Conegliano, il Perugino, Antoniazzo Romano, Marco Zoppo, Baldassarre Carrari, il Maestro dei Baldraccani, Francesco e Bernardino Zaganelli, Luca Longhi, Nicolò Rondinelli, Girolamo Marchesi, Bartolomeo Montagna e Girolamo Genga.

“Lo stile di Marco Palmezzano – afferma Antonio Paolucci - è come una rosa dei venti i cui punti cardinali orientano verso i centri più significativi del Rinascimento padano e centro italiano. Alla base c’è Melozzo da Forlì con la sua interpretazione magniloquente e nobilmente retorica della poesia prospettica di Piero della Francesca e di Luca Pacioli, ma c’è anche il Giovanni Bellini della Pala di Pesaro e c’è, più in generale, la familiarità con la pittura veneziana contemporanea. Ci sono asprezze ferraresi e morbidi ritmi di matrice umbra. Ci sono tangenze e rispecchiamenti con gli artisti romagnoli contemporanei, da Niccolò Rondinelli a Baldassarre Carrari”.

Grazie a prestiti molto importanti (dai musei di Baltimora, Vienna, Dublino, dai Musei Vaticani, dagli Uffizi, da Brera, ecc.) la mostra ricostruisce il percorso di Marco Palmezzano, radunando per la prima volta dalla città e dal territorio di Forlì, dai musei italiani e stranieri il meglio della sua produzione. Un itinerario pittorico che ridisegna la storia artistica delle Romagne fra XV e XVI secolo.

Merano Int’l Wine Festival

November 12, 2005 on 6:43 pm | In Gourmet, Wine, _italian | No Comments

IL BILANCIO DI UN SUCCESSO

Chiusi i battenti della quattordicesima edizione del Merano International WineFestival già è iniziata la fase preparatoria della quindicesima edizione. Il successo ottenuto quest’anno fa ben sperare anche per il prossimo. A detta di tutti, il festival ha riscosso un successo meritato sia in termini di presenze che di qualità, qualità che si può suddividere su due livelli: il primo strettamente legato alla presenza di millecinquecento aziende vitivinicole con milleduecento vini differenti e trentacinquemila bottiglie, il secondo, ma non per importanza, quello inerente alla tipologia del visitatore. A fronte di oltre seimilatrecento presenze distribuite nelle tre giornate, quest’anno si segnala la partecipazione di molti operatori del settore suddivisi nelle più svariate categorie. Sommeliers inviati dalle associazioni di categoria, ristoratori ed enotecari, importatori ed esportatori giunti da vari paesi europei ed oltreoceano, critici enologi, senza dimenticare quella fetta di pubblico composta da appassionati competenti che sono il cliente privilegiato di una cantina vinicola. A livello di presenze quest’anno si nota un aumento considerevole delle presenze estere, anche per quanto riguarda i giornalisti, trecentoventi professionisti giunti da ogni parte del mondo come Israele, Stati Uniti, Croazia, Inghilterra, Cina, Francia, Argentina, ex Unione Sovietica. Sono da citare anche dei mostri sacri della cucina di questo festival 2005 come il vincitore del Premio Godio Jörg Trafojer, i cuochi del GourmetFestival Walter Ferretto e Tobia Ciarulli nonché i rappresentanti delle categorie d’associazione quali l’Ordine Professionale dei Maestri di Cucina ed Executive Chef, Unione Cuochi Trentino-Alto Adige, Associazione Cuochi Merano-Bolzano e Südtiroler Köcheverband.
L’istituzione della commissione permanente ha fatto si che la partecipazione delle aziende fosse vincolata da criteri di selezione molto rigorosi, necessari per garantire uno standard qualitativo richiesto dal visitatore che sceglie il WineFestival come fonte di riferimento enogastronomico per le proprie scelte di degustazione e in seguito di acquisto. Merano ha quindi la possibilità di rendersi promotore di una cultura in campo enologico e gastronomico da diffondere, a differenza di altre manifestazioni di stampo fieristico prettamente commerciali. L’affermazione di nuove aziende emergenti, la valorizzazione del prodotto artigianale, la riconferma delle grandi cantine non a livello di promozione pubblicitaria, ma quali garanti di un consumo intelligente del vino di qualità, sono i fattori costituenti che hanno determinato il successo della quattordicesima edizione del Merano International WineFestival.

Un appuntamento quindi da non perdere, in quanto l’evento 2006 sarà ancora più selettivo e più esclusivo:

Merano International WineFestival 2006
11– 12 – 13 novembre – Kurhaus Merano

Il Diaframma di Lanfranco Colombo

November 11, 2005 on 8:34 pm | In Art, _italian | No Comments

I maestri della fotografia”

Fondazione 3M espone alla Collezione Peggy Guggenheim le foto della galleria fondata nel 1967 da Lanfranco Colombo.

La mostra, che si inaugura venerdì 11 novembre a Palazzo Venier dei Leoni, rimarrà aperta fino all’8 gennaio 2006

Venerdì 11 novembre alle ore 18,30, presso la Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, viene inaugurata la mostra “Il Diaframma di Lanfranco Colombo. I Maestri della Fotografia” che rende omaggio all’attività della galleria fondata nel 1967 da Lanfranco Colombo. La mostra proseguirà fino all’8 gennaio con orario 10-18, tranne il martedì e il 25 dicembre.

Per ricordare l’attività di quella che nacque come prima galleria al mondo completamente ed esclusivamente dedicata alla fotografia, Fondazione 3M ha deciso di allestire una mostra che raccoglie le opere di alcuni dei più significativi fotografi che hanno esposto negli spazi de “Il Diaframma”. Dopo i successi ottenuti con le mostre “Giovanni Verga Scrittore Fotografo” (Arengario di Milano) e “Luxardo. La voluttà e il sogno” (Collezione Peggy Guggenheim di Venezia e Teatro Regio, Torino) Fondazione 3M riapre i suoi archivi per permettere anche al grande pubblico di fruire dei suoi “gioielli”. L’Archivio Fotografico della Fondazione 3M Italia, conserva trentamila fotografie tra lastre, dagherrotipi, stampe originali e negativi. In questo spazio è raccolta la storia del marchio Ferrania e dell’omonima rivista che, dal ’46 al ’67, ha raccontato la storia del nostro paese attraverso le foto e l’evoluzione del costume.
Con la mostra “Il Diaframma di Lanfranco Colombo. I Maestri della Fotografia” si avrà così l’occasione di analizzare da vicino una sorta di sintetica storia della fotografia dagli anni Sessanta ad oggi che spazia dal reportage alla ricerca, dal ritratto alla fotografia naturalistica, dalla moda allo still life. Accanto agli autori italiani – e si può dire che dal Diaframma siano passati quasi tutti i più grandi fotografi nazionali – compaiono infatti molti esponenti di spicco della fotografia francese, americana, inglese, giapponese, spagnola, tedesca.
Il 13 aprile 1967 in via Brera 10 a Milano alle ore 18 si inaugurava una mostra fotografica di Paolo Monti che raccoglieva, accanto alle classiche immagini in bianconero di questo autore, passato al professionismo nel 1954, anche alcune ricerche astratte sul colore. Quel giorno era nata una galleria che avrebbe avuto

una parte significativa nella storia della fotografia italiana: si chiamava “Il Diaframma” e l’aveva inaugurata un dirigente industriale milanese dominato dalla passione per la fotografia, Lanfranco Colombo. Colombo si era già segnalato come fotografo – nel 1963 vincendo il Premio Miami per il libro “Cinque Rune” e l’anno dopo il Premio Nadar per “Ex Oriente” – e come editore: nel 1966 aveva dato vita alla casa editrice Il Diaframma e all’edizione italiana della rivista americana “Popular Photography”. Ma è l’apertura della galleria, la prima al mondo completamente dedicata all’arte fotografica, che gli conferisce quel ruolo di punto di riferimento che gli sarà unanimemente riconosciuto.
Per molti anni, infatti, nei due piani della galleria sono passati autori italiani e stranieri di straordinaria importanza, alcuni già affermati come Giovanni Gastel, Mario De Biasi, Gianni Berengo Gardin, Mario Giacomelli, altri che lo sarebbero diventati dopo aver esordito proprio su quelle pareti, come Gabriele Basilico o Giuseppe Pino.
Se è impossibile sintetizzare in poche righe la lunghissima storia de Il Diaframma, durata quasi trent’anni, è facile capire l’importanza di una galleria che ha traghettato la fotografia italiana dall’epoca pionieristica di quando interessava solo ai pochi addetti ai lavori a quella attuale che finalmente le riconosce il ruolo e l’importanza che le compete. Se oggi in Italia vi sono gallerie, festival, scuole, rassegne di valore anche internazionale, ciò è anche dovuto alla strada che quasi quarant’anni fa Il Diaframma ha cominciato a indicare facendo diventare la galleria un punto di incontro da cui sono nate innumerevoli idee.

Il Diaframma di Lanfranco Colombo

November 4, 2005 on 8:38 pm | In bongusto | No Comments

I maestri della fotografia”

Fondazione 3M espone alla Collezione Peggy Guggenheim le foto della galleria fondata nel 1967 da Lanfranco Colombo.

La mostra, che si inaugura venerdì 11 novembre a Palazzo Venier dei Leoni, rimarrà aperta fino all’8 gennaio 2006

Venerdì 11 novembre alle ore 18,30, presso la Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, viene inaugurata la mostra “Il Diaframma di Lanfranco Colombo. I Maestri della Fotografia” che rende omaggio all’attività della galleria fondata nel 1967 da Lanfranco Colombo. La mostra proseguirà fino all’8 gennaio con orario 10-18, tranne il martedì e il 25 dicembre.

Per ricordare l’attività di quella che nacque come prima galleria al mondo completamente ed esclusivamente dedicata alla fotografia, Fondazione 3M ha deciso di allestire una mostra che raccoglie le opere di alcuni dei più significativi fotografi che hanno esposto negli spazi de “Il Diaframma”. Dopo i successi ottenuti con le mostre “Giovanni Verga Scrittore Fotografo” (Arengario di Milano) e “Luxardo. La voluttà e il sogno” (Collezione Peggy Guggenheim di Venezia e Teatro Regio, Torino) Fondazione 3M riapre i suoi archivi per permettere anche al grande pubblico di fruire dei suoi “gioielli”. L’Archivio Fotografico della Fondazione 3M Italia, conserva trentamila fotografie tra lastre, dagherrotipi, stampe originali e negativi. In questo spazio è raccolta la storia del marchio Ferrania e dell’omonima rivista che, dal ’46 al ’67, ha raccontato la storia del nostro paese attraverso le foto e l’evoluzione del costume.
Con la mostra “Il Diaframma di Lanfranco Colombo. I Maestri della Fotografia” si avrà così l’occasione di analizzare da vicino una sorta di sintetica storia della fotografia dagli anni Sessanta ad oggi che spazia dal reportage alla ricerca, dal ritratto alla fotografia naturalistica, dalla moda allo still life. Accanto agli autori italiani – e si può dire che dal Diaframma siano passati quasi tutti i più grandi fotografi nazionali – compaiono infatti molti esponenti di spicco della fotografia francese, americana, inglese, giapponese, spagnola, tedesca.
Il 13 aprile 1967 in via Brera 10 a Milano alle ore 18 si inaugurava una mostra fotografica di Paolo Monti che raccoglieva, accanto alle classiche immagini in bianconero di questo autore, passato al professionismo nel 1954, anche alcune ricerche astratte sul colore. Quel giorno era nata una galleria che avrebbe avuto

una parte significativa nella storia della fotografia italiana: si chiamava “Il Diaframma” e l’aveva inaugurata un dirigente industriale milanese dominato dalla passione per la fotografia, Lanfranco Colombo. Colombo si era già segnalato come fotografo – nel 1963 vincendo il Premio Miami per il libro “Cinque Rune” e l’anno dopo il Premio Nadar per “Ex Oriente” – e come editore: nel 1966 aveva dato vita alla casa editrice Il Diaframma e all’edizione italiana della rivista americana “Popular Photography”. Ma è l’apertura della galleria, la prima al mondo completamente dedicata all’arte fotografica, che gli conferisce quel ruolo di punto di riferimento che gli sarà unanimemente riconosciuto.
Per molti anni, infatti, nei due piani della galleria sono passati autori italiani e stranieri di straordinaria importanza, alcuni già affermati come Giovanni Gastel, Mario De Biasi, Gianni Berengo Gardin, Mario Giacomelli, altri che lo sarebbero diventati dopo aver esordito proprio su quelle pareti, come Gabriele Basilico o Giuseppe Pino.
Se è impossibile sintetizzare in poche righe la lunghissima storia de Il Diaframma, durata quasi trent’anni, è facile capire l’importanza di una galleria che ha traghettato la fotografia italiana dall’epoca pionieristica di quando interessava solo ai pochi addetti ai lavori a quella attuale che finalmente le riconosce il ruolo e l’importanza che le compete. Se oggi in Italia vi sono gallerie, festival, scuole, rassegne di valore anche internazionale, ciò è anche dovuto alla strada che quasi quarant’anni fa Il Diaframma ha cominciato a indicare facendo diventare la galleria un punto di incontro da cui sono nate innumerevoli idee.

Wind Jet designato quale vettore italiano per operare voli di linea Forlì-Mosca.

November 1, 2005 on 10:55 am | In Travel, _italian | No Comments

Wind Jet designato quale vettore italiano per operare voli di linea Forlì-Mosca.

I voli partiranno la prossima primavera. Due frequenze settimanali da Forlì a Mosca, aeroporto di Vnukovo. In programma anche un volo settimanale per San Pietroburgo.

Wind Jet è stato designato ufficialmente dall’Autorità di Aviazione Civile (ENAC) quale vettore italiano per la rotta Forlì-Mosca.
Il volo verrà inaugurato a Febbraio 2006, avrà frequenza bisettimanale, il mercoledì ed il sabato ed opererà sull’aeroporto di Vnukovo.
I voli saranno in coincidenza con Palermo e Catania, per rispondere alla significativa crescita della domanda di flussi turistici incoming ed outgoing sulla direttrice Russia-Sicilia. Wind Jet ha anche programmato un volo settimanale da Forlì a San Pietroburgo, anche in questo caso con coincidenze da Palermo e Catania, a partire da giugno 2006.
Wind Jet, che su Forlì già opera collegamenti nazionali con la Sicilia ed internazionali (stagionali) per Ibiza, Zante e Parigi, punta adesso decisamente allo sviluppo del network internazionale.
Il nuovo volo è frutto della collaborazione tra la compagnia aerea, Promozione & Turismo S.r.l. e SEAF Società Esercizio Aeroporti Forlì S.p.A.

Per informazioni

Giuseppe Anastasio
Tel. 340.2444633
mailto: presidenza@volawindjet.it

I voli partiranno la prossima primavera. Due frequenze settimanali da Forlì a Mosca, aeroporto di Vnukovo. In programma anche un volo settimanale per San Pietroburgo.

Wind Jet è stato designato ufficialmente dall’Autorità di Aviazione Civile (ENAC) quale vettore italiano per la rotta Forlì-Mosca.
Il volo verrà inaugurato a Febbraio 2006, avrà frequenza bisettimanale, il mercoledì ed il sabato ed opererà sull’aeroporto di Vnukovo.
I voli saranno in coincidenza con Palermo e Catania, per rispondere alla significativa crescita della domanda di flussi turistici incoming ed outgoing sulla direttrice Russia-Sicilia. Wind Jet ha anche programmato un volo settimanale da Forlì a San Pietroburgo, anche in questo caso con coincidenze da Palermo e Catania, a partire da giugno 2006.
Wind Jet, che su Forlì già opera collegamenti nazionali con la Sicilia ed internazionali (stagionali) per Ibiza, Zante e Parigi, punta adesso decisamente allo sviluppo del network internazionale.
Il nuovo volo è frutto della collaborazione tra la compagnia aerea, Promozione & Turismo S.r.l. e SEAF Società Esercizio Aeroporti Forlì S.p.A.

Per informazioni

Giuseppe Anastasio
Tel. 340.2444633
mailto: presidenza@volawindjet.it







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